“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua”

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«Non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!»
«Non sapis ea, quae Dei sunt, sed ea quae homĭnum!»

XXII Settimana del Tempo Ordinario – Anno A – Mt 16,21-27

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli,
e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni (Pr 24,12)».

Il commento di Massimiliano Zupi

La scorsa domenica Pietro aveva riconosciuto in Gesù il Cristo, il Figlio del Dio vivente, e per questo era stato proclamato beato e pietra di fondazione della Chiesa (Mt 16,16-18). Ma ecco che oggi viene apostrofato come satana! Nella Bibbia, la pedagogia di Dio è sempre questa: agli uomini è chiesto ogni volta di fare un passo in più, un superamento ulteriore.

Perché? Perché la distanza tra la logica di Dio e quella del mondo è così grande, che per percorrerla non basta l’intera esistenza. «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, / le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. / Quanto il cielo sovrasta la terra, / tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, / i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (Is 55,8-9).

Questo è uno degli scopi principali della Parola del Giorno: far riecheggiare, giorno dopo giorno, il Vangelo, affinché nel corso degli anni ci plasmi, ci con-verta, ovvero letteralmente ci faccia volgere verso di sé. È un processo nel quale si rimane sempre allo stadio di principianti: perché quand’anche si cominci a pensare secondo il vangelo, si tratta poi di riuscire a vivere, ad improntare le nostre azioni e le nostre scelte secondo quella logica, e qui il cammino è davvero lento ed infinito.
Pietro dunque ha riconosciuto in Gesù il Cristo, eppure ecco che subito inciampa in quella pietra di scandalo che è la croce (Is 8,14).

Gesù deve morire: come quel crocifisso può essere il Messia, il Salvatore? È possibile vincere se si viene sconfitti? Vivere se si muore? Come la gloria di Dio può rilucere in quel corpo sfigurato? I miracoli manifestano certo la potenza divina che abita in quell’uomo: ma come anche il suo arresto, gli insulti e gli  sputi, le trafitture dei chiodi e della lancia? Quel corpo inerme è onnipotente?

Proprio questa è la logica capovolta di Dio, il suo segreto: che nella debolezza è la forza (2 Cor 12,10), nella povertà la ricchezza, nella sconfitta la vittoria. Perché Dio è amore: e amore è perdersi per l’amato, spendersi e sprecarsi per lui (Mt 26,7-8), servirlo e sottomettersi (Gv 13,4-5; Fil 2,7-8), obbedirgli (Mt 26,39.42); e scoprire che così ci si trova, si vive, si ha gioia e pace. Prendere la propria croce, ovvero aver vinto su sé stessi, perdere la propria vita per l’amato: questa è perfetta letizia (Gc 1,2-4).

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