“Non giudicate, per non essere giudicati”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:59

«Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello»
«Eĭce primum trabem de ocŭlo tuo, et tunc vidēbis eicĕre festūcam de ocŭlo fratris tui» 

XII Settimana del Tempo Ordinario – Mt 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Il commento di Massimiliano Zupi

Noi riconosciamo bene i difetti e gli errori di chi ci sta accanto: perché non dovremmo denunciarli? La correzione fraterna non è un bene prezioso (Mt 18,15-17)? Ebbene, essa non può che passare per la denuncia del male! Ora, però, Gesù ammonisce che il peccato del prossimo è una pagliuzza a confronto con il peccato che abita nel nostro cuore: ma è davvero sempre così? In sincerità, non capita che gli altri siano molto più nel peccato di noi?

Il discorso di Gesù comincia con l’esortazione a non giudicare e termina con la raccomandazione di togliere, sì, la pagliuzza dall’occhio del fratello, ma solo dopo aver tolto la trave dal nostro. Dunque, non giudicare e togliere la trave dal proprio occhio: c’è un legame profondo tra questi due comandi. Cos’è la trave infatti? I nostri peccati? Certo, ma ancora più in profondità, quella radice dei nostri peccati sulla quale sorge ogni peccato: la trave è un cuore che non ama. Cosa sento di fronte al peccato del mio fratello? Disprezzo, condanna, senso di superiorità (Lc 18,11-12; Fil 2,3)? Questi sentimenti sono la trave nel mio occhio! Oppure provo preoccupazione per lo smarrimento del mio prossimo, desiderio e speranza che ne esca presto, stima e fiducia per la sua persona (Is 43,4; 1 Cor 13,7)? Questo è un occhio liberato dalla trave. Qual è quindi il mio sguardo sul fratello? Di protezione o di esposizione? Di condanna o di misericordia? Se il mio sguardo è di misericordia, allora non giudica e non condanna mai, nessuno: piuttosto guarda con compiacimento, benedicendo (Rm 12,14-15); e quando questo proprio non fosse possibile, prega ed intercede (Gc 5,16).

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