In Asia la pandemia diventa ostacolo burocratico all’evangelizzazione

Covid-19: difficile il rinnovo dei visti di soggiorno per i missionari cattolici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:33

Le nuove misure di contenimento potrebbero rallentare anche l’inaugurazione di un centro diurno dedicato ai bambini con sindrome di Down, realizzato da Caritas Kazakistan nella città di Almaty e finanziato dalle autorità locali. Racconta un missionario a Fides: “All’inizio dell’anno avevamo incontrato i rappresentanti di un dipartimento dell’amministrazione cittadina a cui avevamo chiesto di sostenere il nostro lavoro con i bambini disabili. Qualche settimana fa ci è arrivata la conferma di un loro finanziamento fino al 31 dicembre. Abbiamo dovuto preparare in pochi giorni documenti, contratti e procedure igienico-sanitarie. La data di partenza prevista era fissata per il 18 giugno. Saremo in ritardo di qualche giorno, a meno che la situazioni non peggiori talmente tanto da portare di nuovo il Paese alla chiusura totale”, sottolinea.

Quattro diocesi

In Kazakhstan la Chiesa cattolica conta 4 diocesi, per un totale di 70 parrocchie. I sacerdoti presenti nella nazione sono 91, tra i quali 61 diocesani e 30 religiosi. Secondo i dati ufficiali forniti dal ministero degli Esteri kazako, degli oltre 17 milioni di abitanti del Paese, circa il 26% è costituito da cristiani, e l’1% di questi è di fede cattolica. I sacerdoti missionari in Kazakistan, così come tutti gli stranieri presenti sul territorio nazionale, potrebbero riscontrare problemi di permanenza nel Paese centroasiatico a causa delle nuove disposizioni in materia di ingresso e soggiorno, legate al diffondersi del Covid-19. A segnarlo all’agenzia vaticana è don Guido Trezzani, missionario in Kazakistan nella comunità del “Villaggio dell’Arca” a Talgar, nei pressi di Almaty. Dichiara a Fides il missionario, oggi direttore di Caritas Kazakhstan: “C’è un grande punto interrogativo sulla nostra presenza futura in Kazakistan: è una situazione fluida che cambia tutti i giorni, al momento non abbiamo certezze. Sappiamo solo che il 10 luglio terminerà la moratoria che consente il rientro nei paesi di origine senza sanzioni amministrative per tutti gli stranieri ai quali è scaduto il visto durante prima fase di emergenza, oppure per coloro che erano qui grazie al cosiddetto regime dei 30 giorni. Si tratta di una norma che permetteva ai cittadini di 57 paesi di visitare il Kazakistan senza obbligo di visto, fino ad un massimo di un mese, e che è stata sospesa da maggio al 1° novembre 2020. Chiunque abbia il visto in scadenza dovrebbe tornare nel proprio paese di origine e chiederne il rinnovo ma, al momento sembra che nessuna ambasciata kazaka nel mondo stia concedendo il documento. Il mio visto, per esempio, scadrà a inizio settembre e probabilmente dovrò rientrare in Italia in attesa che le disposizioni cambino”.

Contagio

Il recente aumento del numero dei contagiati (tra loro si annovera anche l’ex primo ministro Nursultan Nazarbayev) contribuisce a peggiorare la già confusa situazione burocratica. Ad un mese dalla fine dello stato di emergenza nazionale, infatti, un nuovo picco di casi di Covid-19 ha portato le autorità kazake a stabilire il blocco e la chiusura delle attività nelle maggiori città – Nur-Sultan, Almaty e Karaganda – e di altre aree più piccole. “La situazione sembra peggiorare negli ultimi giorni. I nostri numeri sono decisamente inferiori rispetto ad altre zone del mondo ma, con l’aumento dei contagi, si sta tornando indietro. Già per questo fine settimana è stata disposta la chiusura di parchi e centri commerciali, mentre agli over 65 è stato imposto il divieto di uscire di casa”, rileva don Trezzani.

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