La sonda Solar Orbiter è decollata: a bordo uno strumento Made in Italy

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:43

Solar Orbiter è decollata. Dopo due rinvii – uno a causa di un problema tecnico, l'altro per condizioni meteorologiche avverse – la sonda targata Esa e Nasa, si è staccata dalla base di lancio di Cape Canaveral. Si tratta dell'inizio di quella che potrebbe essere definita come la missione più ambiziosa mai organizzata e diretta alla nostra stella. 

Vicina al Sole come Icaro 

Come Icaro, la Solar Orbiter ha iniziato il viaggio che la condurrà vicino al Sole. Il lancio ha sfruttato l'allineamento tra la Terra e Venere, che ha permesso di porre la sonda lungo la traiettoria idele per percorre correttamente il suo cammino, sfruttando la spinta gravitazionale dei due pianeti. Quando arriverà alla sua posizione definitiva – 42 milioni di chilometri dal Sole -, cosa che accadrà fra tre anni e mezzo, la Solar Orbiter potrà catturare le prime immagini delle regioni polari della nostra stella e fornire dati prezioni per studiarne il campo magnetico. Da quest'ultimo dipendono fenomeni importanti, come i cicli di 11 anni dell'attività solare e le violente tempeste, i cui effetti sulla Terra possono provocare bellissime aurore polari, oppure danni a satelliti, comunicazioni radio, Gps e reti elettriche. 

Eccellanza italiana a bordo 

A bordo della Solar Orbiter ci sono dieci strumenti scientifici realizzati con la collaborazione degli istituti di ricerca e le industrie di 17 Paesi europei più gli Stati Uniti. Tra questi anche il coronografo Metis, una speciale camera in gradi di creare un'eclissi solare portatile, tutta made in Italy. Metis è stato finanziato dall’Agenzia spaziale italiana, progettato dall’Istituto nazionale di Astrofisica e Cnr insieme a un grande team di scienziati italiani provenienti dalle università di Firenze, Genova, Padova, Urbino e Torino che ne raccoglieranno e studieranno i dati sotto la guida dell’Inaf. La costruzione è stata affidata alla Ohb Italia (Milano) e Thales-Alenia Space Italy (Torino) con il contributo dei rivelatori da parte del Max Planck Institute (Germania) e degli specchi da parte dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca.

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