Atlete professioniste, Christillin: “Punto di partenza, le cose stanno cambiando”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:36

E'l'inizio di una partita” twitta la capitana della nazionale di calcio Sara Gama dopo l'approvazione dell'emendamento che, di fatto, sancisce l'apertura dello sport femminile al professionismo. Ma il “volto” della Nazionale e della Juventus campione d'Italia avverte: “Troviamo insieme la via migliore per un obiettivo che oggi è più vicino”. Perché se è vero che le atlete italiane potranno diventare professioniste, d'altro canto alcuni punti da affrontare ci sono, in primis dal punto di vista normativo. “C'è ancora la legge 91 del 1981 che è assolutamente superata” dichiara a Interris.it Evelina Christillin, consigliera della Fifa e presidente del Museo Egizio, che aggiunge: “Sicuramente è importante che il tema abbia suscitato interesse perché tanti non conoscevano quest'aspetto”. Presidente del Comitato Promotore delle Olimpiadi di Torino 2006, Christillin è una pioniera delle donne nel settore: “Ho fatto dieci anni di Olimpiadi prima come presidente, poi come vicepresidente vicario in un mondo non maschilista, ma decisamente maschile” confessa. Da quando, vent'anni fa, è stata proposta alla presidenza Comitato di candidatura delle Olimpiadi Torino, di strada lo sport ne ha fatta, anche se “ancora oggi alla testa delle Federazioni Nazionali donne non ce ne sono” rimarca. La sua è una visione a 360° su una realtà che – sottolinea – è spesso mistificata: “Io non ho mai avuto problemi – confessa – Se sei competente e dimostri di conoscere la materia, che tu sia donna o uomo non cambia”. 

Dott.ssa Christillin, da ieri lo sport femminile può aprirsi al professionismo. Secondo lei è un punto di arrivo o di partenza?
“È un punto di arrivo per noi tutte, atlete e dirigenti, che abbiamo portato avanti quest'istanza da tempo. Ma si tratta di un punto di partenza perché ora, come ha spiegato Sara Gama, i fondi ci sono. Certo, 11 milioni non sono una cifra sbalorditiva, ma si tratta comunque di un tesoretto. Pensi che il 10 dicembre scorso, quando abbiamo avuto l'ultimo Consiglio della Federcalcio, la vicenda non era neanche all'ordine del giorno, perché l'emendamento è stato approvato il giorno dopo. Ora sta ai consigli delle varie federazioni mettere in atto dei progetti esecutivi, perché se le singole federazioni scelgono di non aderire, c'è il rischio che non si vada da nessuna parte”.

Cosa significa avere parità di diritti nello sport?
“Proprio il 2 dicembre scorso ho partecipato a un Convegno promosso dall'Associazione Italiana degli Avvocati Giuslavoristi, dove è stata sottolineata l'importanza della parità dei diritti da un punto di vista giuslavoristico, appunto. Non chiediamo pari stipendi rispetto ai calciatori maschi, ma una busta paga con assicurazione, previdenza, pensione e contributi: direi che è un tema non più rinviabile”

Lei è stata Presidente del Comitato Promotore di Torino 2006 e oggi e Membro aggiuntivo della UEFA e nel Consiglio della Fifa. Che cosa significa lavorare a certi livelli con gli uomini?
“Ho fatto dieci anni di Olimpiadi come Presidente del Comitato Promotore, poi come vicepresidente vicario, quindi a un livello molto operativo. Non parlerei di mondo maschilista, ma prevalentemente maschile: pensi che ancora oggi alla testa delle Federazioni Nazionali donne non ce ne sono. Tre anni fa sono entrata come prima donna europea nel Consiglio della Fifa e siedo anche nel Consiglio della UEFA. È vero che siamo ancora poche, però credo che, nel momento in cui entri in certi settori, il rispetto e la continuità di un incarico bisogna guadagnarseli sul campo. Posso dire di non avere mai avuto problemi, nel senso che se dimostri di conoscere la materia, ti mostri competente e mai arrogante, il fatto che tu sia donna o uomo non è un problema. In UEFA e Fifa i problemi sono di management aziendale. Bisogna solo studiare e avere un approccio internazionale, parlando bene la lingua inglese, per esempio”. 

Secondo lei, in Italia c'è comunque un gap culturale?
“Sicuramente in Italia ci sono un po' di resistenze culturali, anche se sempre meno. Ricordiamo delle dichiarazioni infelici relative al calcio femminile di alcuni grandi dirigenti, è indubitabile che in passato ci siano stati pregiudizi sia nei confronti delle atlete che praticano sport tradizionalmente legati al mondo maschile come il calcio, sia riguardo a donne dirigenti. Ma nel mio percorso professionale non ho mai avuto problemi. Ma le cose stanno decisamente cambiando: proprio ieri Marta Cartabia è stata eletta Presidente della Corte Costituzionale ed è una bella notizia”.

Sicuramente la via verso le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 è sicuramente più energica…
“Certamente. Proprio ieri si è conclusa una due giorni di seminario olimpico a Milano ed è stato molto interessante ascoltare tutto quello che faranno da qui al 2026. Adesso partirà il Comitato Organizzatore e c'è un cantiere in fermento. Io ho portato la mia esperienza, legata anche a un amore profondo con la mia Torino, le montagne in cui sono cresciuta e tutto l'arco alpino della via Lattea dove mi sono formata come atleta di buon livello della Nazionale italiana. Adesso i miei migliori auguri vanno a Milano. E che vinca sempre lo sport italiano!”. 

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