Tra i giovani soffia il vento dello Spirito

La vita interiore e la ricerca di senso nelle nuove generazioni. La spiritualità 2.0 dei giovani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:06
In ascolto dei giovani, al servizio del Vangelo. “Credo che la priorità di oggi nel popolo di Dio sia tornare ad educare ogni uomo al suo vero potenziale. Facendo riscoprire la propria dignità data dall’essere immagine del Creatore. Don Umberto Rotili, parroco della Misericordia a Fabriano, in provincia di Ancona.Karol Wojtyla tra i giovani

Giovani in cerca di senso

Sulle orme di San Giovanni Paolo II, Francesco ha messo la pastorale dei giovani al centro della sua missione L’Esortazione Apostolica post sinodale “Christus vivit” di Papa Francesco è indirizzata “ai giovani e a tutto il popolo di Dio” si presenta in forma di Lettera, ed è composta da 9 capitoli divisi in 299 paragrafi. Dall’analisi delle realtà giovanili all’invito a vivere pienamente la giovinezza attraverso l’amicizia con Cristo.
Dialogo fra il Papa e i giovani
Per la sua quotidiana esperienza di parroco, dal punto di vista ecclesiale su cosa si basa maggiormente il valore della famiglia come “chiesa domestica”?
“La famiglia sta attraversando un momento difficile perché deve ripensare se stessa alla luce di tutto ciò che le sta accadendo attorno. La società spinge verso nuove frontiere e noi sacerdoti, se siamo onesti, non possiamo chiudere gli occhi alle tante nuove forme di famiglia che si stanno creando; io ho tante famiglie “allargate” nella mia parrocchia, tante unioni non sacramentali… possiamo forse fare finta di nulla e cavarcela semplicemente etichettando queste situazioni come ‘non famiglia’ oppure ‘io sono per la famiglia tradizionale e basta’? Credo sia solo un voler nascondere la testa sotto la sabbia”.
Medjugorje apparizione comune
Può farci un esempio?
“Credo che la nuova sfida, da parte della Chiesa, sia quella di mostrare cosa vuol dire essere sacramento, ma non perchè sia superiore o meno, ma soltanto perchè chi fa una scelta consapevole e matura, fa da solo la differenza! Essere chiesa domestica, e quindi sacramento, vuol dire manifestare nella coppia il volto di Dio che si riflette nella creazione. Vuol dire che io per primo accetto e vivo quei valori che mi permettono di vedere nell’altro gli occhi del Creatore e nell’altra la costola che mi è stata tolta. Vuol dire riconoscersi la dignità di essere immagine perfetta di Dio, la stessa immagine che era nella mente di DIo mentre ogni cosa veniva all’essere. Noi trasformiamo sempre tutto in una guerra ideologica e la Chiesa si trova sempre a dover pagare il prezzo di uomini e donne che in suo nome dicono cose e fanno scelto totalmente contro il Vangelo”.
A cosa si riferisce?
“Quando San Paolo parla della coppia nella lettera agli Efesini, parla di una donna che sia sottomessa al marito come a Cristo. Non parla di una donna sottomessa e muta, bensì parla di una donna che ha la forza e il coraggio di riconoscere negli occhi del marito quelli di Dio che la guarda come la stesse creando per la prima volta. Al marito viene chiesto di dare la vita per la moglie come Cristo l’ha data per la Chiesa, ovvero di morire per amore della sua sposa. A chi dei due viene chiesto di più? Il sacramento non è a buon mercato come si pensa e io non posso giudicare chi non ha il coraggio di fare questa scelta, perchè è una scelta che ti implica totalmente. Ci siamo mai chiesti se forse non è colpa di tanti “matrimoni cristiani” finti o senza amore che vengono portati avanti per forza, ad aver passato l’idea nella comunità che il “sacramento” sia come ogni altro matrimonio o che sia così difficile da scegliere di non farlo?”.
Papa Francesco ha evidenziato che la pandemia ha fatto emergere le contraddizioni di un’economia malata. Quali priorità lei riscontra oggi nel Popolo di Dio?
“Con la nostra Caritas parrocchiale stiamo cercando di monitorare la realtà del nostro quartiere e territorio e non è idilliaca, purtroppo. La Pandemia ha accentuato e accelerato quei processi già malati e già in essere che stavano portando tante famiglie a non poter arrivare  a fine mese. La priorità più grande che riscontro è smettere l’assistenzialismo. A volte diventa la droga con cui si coprono tante mancanze”.
Francesco ha dedicato ai giovani alcuni dei suoi documenti più importanti
Dal punto di vista dei giovani, qual è l’alternativa?
“Bisogna risvegliare nell’uomo la fantasia, la creatività, la capacità di rimboccarsi le maniche che abbiamo perduto purtroppo, in virtù di un aiuto molto più facile. Dare quello che manca, senza educare l’uomo a procurarselo con le proprie forze. L’assistenzialismo va bene quando c’è un bisogno urgente, grave e concreto da sovvenire e la Chiesa su questo è in prima linea e fa molto di più di qualsiasi altra istituzione o associazione o gruppo che sia. Contro tutti quelli che parlano male dei soldi della chiesa, dico sempre che mi piacerebbe avere il potere di far sparire la chiesa per una settimana dalla faccia della terra, così da rendersi conto di tutto ciò che fa e che non farebbe più e di come poi tutto questo ricadrebbe sui governi, gli stati e i singoli che a quel punto dovrebbero davvero sporcarsi le mani, invece di parlare da dietro uno schermo o sparare sentenze a caso!”.
Il Capo dello Stato tra i giovani
Il Presidente Sergio Mattarella in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico nel 2019
In che modo?
“Dovremmo investire energia non nel sovvenire soltanto, ma nel creare mentalità che rendano ogni persona davvero libera di eccellere, essere se stessa e poter creare la propria fortuna. La pandemia ha fatto emergere un mondo malato perché legato ai poteri forti in mano di pochi, che ha dimenticato che il vero potere forte è quello del popolo che si unisce per un ideale. Quando un popolo si mette insieme, nessun governo può fermarlo. E a volte la rivoluzione del Vangelo deve partire dal rivoluzionare il nostro modo di vedermi e di guardare la mia realtà. Se io cambio, tutto cambia attorno a me”.
Sui mass media si descrivono spesso le nuove generazioni come disinteressate ai grandi temi, è davvero così o sale una forte domanda  di senso dal mondo giovanile?
“Il mondo giovanile è disinteressato ai giochi di potere della nostra generazione, che ha distrutto il mondo in cui poter credere e sperare. Noi siamo colpevoli di aver ucciso sogni, speranze, aspettative, e tanto altro di coloro che vengono dopo di noi. Basti pensare che nessuno vuole lasciare le poltrone a cui si è inchiodato anni fa, a favore di chi ha, magari meno esperienza, ma di certo più capacità di sognare. Questo accade anche nella chiesa: parroci che non mollano, a volte anche ottantenni che quando si parla di lasciare la parrocchia vanno in depressione. E giovani preti costretti a diventare vecchi nelle piccole realtà ecclesiali che tarpano loro le ali a volte.
I giovani hanno voglia di rivoluzione, di un mondo aperto, di aria nuova e questo, permettetemi, anche la chiesa a volte fatica  a darlo loro, arroccandosi su posizioni prive di futuro”.
vangelo
Cioè?
“Ecco perché si lascia la chiesa, perché non parla più la lingua di oggi: parla ecclesialese che nessuno comprende più, e allora si va a cercare altrove la spiritualità che la Chiesa non sa più offrire. Abbiamo trasformato le parrocchie in aziende, le messe in riti vuoti che non parlano più, e ciò che potrebbe essere cambiato e lasciato crescere, fa così paura che si preferisce distruggerlo con le regole imposte e chiudendo gli occhi. Gesù non aveva paura di novità e cambiamenti, di mettersi contro il potere religioso e politico, nemmeno quando questi poteri lo hanno condannato e ucciso. Perchè noi dovremmo avere paura?”
Per presentare ai giovani la Buona Novella quale ritiene essere la pagina più significativa del Vangelo?
“Indubbiamente ci sono diverse pagine che secondo me sconvolgono la vita di un uomo, ma se dovessi citarne una, dopo certamente le immagini della risurrezione, direi il brano del vangelo di Luca in cui, dopo una notte di pesca fallita, l’uomo fa esperienza della delusione, del senso di sconfitta, dell’essere un nulla, come Pietro che si lecca le ferite sulla riva, riassettando le reti. Quante volte quel senso di delusione è il nostro? Sul lavoro, negli affetti, nelle attività parrocchiali, in famiglia… fallire è l’esperienza più umana e facile da fare. Eppure in quel fallimento passa Gesù che lo vede, si accorge di quanto l’uomo si sta buttando via  e dice  a Pietro: Duc in altum, cioè, prendi il largo, punta in alto! Butta le reti! Sei un pescatore? E allora perchè ti lecchi le ferite piangendoti addosso qui sulla riva? Un poescatore che non pesca, che pescatore è? Vai, punta in alto, non accontentarti della tua mediocrità, del tuo fallimento, non sottostare alla paura di fallire ancora… osa! Vai! E avendolo fatto, dice il vangelo, presero una quantità enorme di pesci che le reti “quasi” si rompevano. Quel ‘quasi’ è la misura della nostra fede: siamo disposti a credere che non si romperanno? Che con Gesù nulla fallisce?
Mi sembra davvero un bell’augurio da farci, quello di puntare in alto per eccellere, perché l’uomo non è fatto per la mediocrità!”.

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