Sant’Antonio abate: ecco perché è diventato il protettore degli animali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:28

Sant’Antonio, Abate, Coma (Egitto) 251 ca. – Monte di Colzum (Egitto), 356 ca. Le notizie sulla sua vita sono descritte dal suo amico sant’Atanasio, che Antonio Antonio aiuta nella lotta contro gli ariani, verso i quali rivolge anche discorsi infuocati. Nasce in una famiglia cristiana di ricchi proprietari terrieri. Trascorre tutta la sua vita in Egitto.

Avvenimenti

• Rimasto orfano, inizia una vita eremitica nel deserto. Nel 305 fonda a Fayum una piccola comunità e poco dopo ne fonda un’altra a Pispir.

• Nel 312 si stabilisce in una grotta sul Monte Colzum, vicino al Mar Rosso: vi rimane fino alla morte. Vive nel deserto per più di ottant’anni.

• La fama della sua santità si diffonde a tal punto che da ogni parte dell’Oriente monaci, pellegrini e malati accorrono da lui per avere consigli e conforto. Antonio accoglie tutti con grande disponibilità.

• Verso la fine della vita si reca ad Alessandria su invito del patriarca Atanasio, per sostenere con la parola la lotta contro l’arianesimo.

E’ in costante rapporto epistolare con l’imperatore Costantino.

• Enorme la sua influenza spirituale sia in vita sia dopo la morte. Anche sant’Agostino nelle sue Confessioni ammette di essere stato influenzato dal suo insegnamento.

• A Vienne, in Francia, viene eretto un santuario in suo onore: durante la cerimonia d’inaugurazione si diffonde un’epidemia di herpes zoster; le guarigioni sono così rapide e numerose che il santuario diviene luogo di pellegrinaggi e la malattia viene chiamata “il fuoco di sant’Antonio”.

• Poco dopo la sua morte viene chiamato “il Grande”.

• Di lui rimangono centoventi detti e venti lettere che hanno raccolto e tramandato i discepoli.

Aneddoti

• È la frase di Gesù rivolta al giovane ricco: «Va’, vendi tutti i tuoi beni e danne il ricavato ai poveri; poi vieni e seguimi» che lo convince ad abbracciare una vita di radicale adesione al Vangelo. Dona ai poveri le sue considerevoli ricchezze.

Deve combattere contro le violente tentazioni del demonio che vengono rappresentate da numerosi artisti e anche per questo motivo è uno dei santi più popolari del Medioevo. Diventa anche il protettore degli animali perché Satana si presenta a lui sotto forma di animali di razze diverse.

• Vinti i furiosi assalti del demonio, gli appare il Signore. Antonio gli dice: «Dove eri, Signore? Perché non sei venuto fin dall’inizio per far cessare le mie dure tentazioni?». Il Signore gli risponde: «Ero accanto a te, Antonio, aspettavo di vederti lottare. Poiché hai resistito, e con l’aiuto della mia grazia non sei stato vinto, sarò sempre in tuo soccorso».

• Nella sua grotta nel deserto ha modo di venire in contatto con molti animali compresi i leoni e altre bestie feroci che riesce ad ammansire.

A lui si deve l’introduzione dell'”angelica”, la veste dei monaci.

• Oltre che patrono degli eremiti è anche patrono dei necrofori, perché servendosi dell’aiuto di un leone dà sepoltura a Paolo l’Eremita nel deserto della Tebaide.

Spiritualità

Più che lo spirito di penitenza, predilige la purezza spirituale e la grande e gioiosa fede nel Signore. Lotta contro l’eresia ariana. Grazie alla sua autorevolezza, molti eretici ritornano alla vera fede.

Morte

Muore nel deserto poco dopo essere tornato da Alessandria, a 105 anni. Prima di morire fa promettere ai suoi seguaci di non rivelare il luogo della sua sepoltura: il sito verrà scoperto quasi duecento anni dopo, nel 561. Le sue reliquie dal 1491 sono conservate nella chiesa di Saint-Julien ad Arles, in Provenza.

Iconografia

Viene spesso raffigurato in veste di monaco con il bastone a tau, il porcellino e il fuoco.

Tratto dal libro “I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire” di Luigi Luzi

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