L'Intelligenza Artificiale batte gli umani a StarCraft

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:00

L'intelligenza artificiale (Ai) batte il 99.8% degli avversari umani nel popolare videogioco StarCraft II, affermandosi tra i migliori giocatori del mondo. Il popolare videogioco strategico in tempo reale della Blizzard è un'ottima 'palestra' per l'intelligenza artificiale perché è un gioco di fantascienza molto complesso in cui i giocatori competono l'uno contro l'altro per controllare tre razze aliene. Precedenti giocatori artificiali non erano riusciti a competere con i campioni umani, neanche quando sono erano state semplificate ad hoc le regole del gioco.

AlphaStar

Gli informatici di Google ci sono riusciti grazie al nuovo algoritmo apprendimento AlphaStar, in cui diversi giocatori virtuali competono l'uno contro l'altro, generando una serie di strategie in continuo adattamento. Descritto sulla rivista Nature, l'algoritmo è stato messo a punto dagli informatici guidati da Oriol Vinyals, dell'azienda DeepMind di Google, la stessa che ha insegnato ai sistemi di intelligenza artificiale a giocare a Go e a poker, a risolvere il cubo di Rubik, nonché ad affrontare la versione semplificata di un gioco semplice come 'Rubabandiera'. “L'apprendimento attraverso l'imitazione – ha spiegato Vinyals – ci mostra che lpuò ottenere risultati migliori di quanto immaginato e non vedo l'ora di iniziare a esplorare i modi in cui possiamo applicare queste tecniche alle sfide del mondo reale”. L'algoritmo si è allenato imitando i giocatori più bravi: “è stato addestrato – hanno detto all'Ansa gli esperti della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, l'ingegnere informatico Tommaso Cucinotta e l'informatico Marco Vannucci – su circa un milione di partite con l'uomo, nelle quali il giocatore virtuale ha imparato a imitare le mosse dei migliori giocatori. Quindi ha imparato a non fare le mosse di chi si trova a perdere ed è riuscito a sconfiggere molti avversari umani imparando la strategia migliore e mettendola in campo”. Nel complesso, l'algoritmo è stato addestrato per l'equivalente di 200 anni di partite e “va detto che un'esperienza di gioco così lunga non ce l'ha nessun giocatore umano”, puntualizzano. Dal gioco alla realtà. Creare algoritmi in grado di affrontare giochi che richiedono strategie complesse apre infatti a molte applicazioni, concludono Cucinotta e Vannuccio: “dalla guida autonoma, all'ambiente industriale dove c'è da sviluppare un processo, fino agli assistenti vocali, in modo che siano in grado di rispondere efficacemente alle domande degli utenti”.

 

 

 

 

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