In aumento gli attacchi ransomware

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:00

Gono sempre più frequenti gli attacchi ransomware. Si tratta di operazioni informatiche in cui gli hacker rendono inaccessibili i file memorizzati sul pc o sullo smartphone delle vittime finché non ricevono da queste ultime una somma di denaro. Un ricatto nell'era di internet sempre più diffuso e difficile da contrastare. Negli ultimi tempi, infatti, i sequestratori virtuali, in caso di mancato pagamento del riscatto, hanno iniziato a pubblicare sul web i file sottratti alle aziende, spesso “top secret”.

Maze

La svolta è stata riportata dall'esperto di sicurezza informatica Brian Krebs e riguarda una gang di cybercriminali dietro al ransomware chiamato “Maze”: il gruppo nei giorni scorsi ha creato un sito web in cui ha pubblicato i nomi di otto imprese che si erano rifiutate di pagare, insieme ai file privati rubati e ai “segreti commerciali” sottratti illecitamente dai loro computer. Secondo il Gdpr – cioè le norme Ue sulla tutela della privacy – se le vittime subiscono un attacco informatico, rischiano infatti una multa per non aver adeguatamente protetto i dati sensibili. Inoltre negli Usa, le aziende del settore sanitario sono tenute a comunicare di aver subito un'intrusione informatica, oppure vanno incontro a una sanzione. Questo, per tutelare la diffusione dei dati sensibili degli utenti, vittime innocenti di un modo sempre più iper connesso e dunque potenzialmente più vulnerabile. Il ritmo di crescita dell’attività degli hackerinfrange un record dopo l’altro e, secondo quanto riportato nel Rapporto Clusit 2018, nei primi sei mesi dello scorso anno l’aumento degli attacchi gravi è stato pari al 31% rispetto al semestre precedente: la media degli attacchi al mese in Italia è stata di 122 (erano 94 nel 2017) con un picco nel mese di febbraio dove ne sono stati rilevati 139. A livello globale, il quadro è comunque negativo: nei primi sei mesi del 2018 il cybercrime è stato la causa dell’80% degli attacchi informatici risultando in crescita del 35% rispetto all’ultimo semestre 2017. Steso trend per l'anno appena passato. Degli 8.417 attacchi gravi di pubblico dominio che costituiscono il database degli ultimi 16 semestri (8 anni) – si legge nel rapporto Clusit 2019 – nel 2018 ne sono stati analizzati 1.552, contro i 1.127 del 2017 (+ 37,7%), con una media in Italia di 129 attacchi gravi al mese (rispetto a una media di 94 al mese nel 2017, e di 88 su 8 anni). Il picco massimo di sempre si è avuto nel novembre 2018, con ben 157 attacchi.

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