La paura non fa fruttare i beni che Dio ci ha dato

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Questa è la domenica della paura. Mai come in questo tempo di Covid abbiamo fatto i conti con questo sentimento, mai come in questo tempo possiamo capire quanto la paura possa condizionare tutta la nostra esistenza. L’esistenza delle relazioni, l’esistenza degli affetti, l’esistenza della fede e della speranza.

Viviamo l’ossimoro del distanziamento sociale. Laddove per sociale intendiamo: mettere insieme, condividere, collaborare. Ora si mette insieme distanziati, si condivide distanziati, si collabora distanziati. Anche dal punto di vista affettivo assistiamo a relazioni sempre più vuote di palpito, di sentimenti, di sguardi di empatie. Le stesse mascherine ci evitano di adeguare l’apertura delle labbra a faccine felici, tristi, sorprese e via dicendo.

Così la paura ci lievita dentro e tutto quello che ci rendeva più complici, più vicini ci rende più distanti, più aggressivi, meno umani.

Ma torniamo alla parabola dove un signore consegna ai suoi servi qualcosa, in base alla e sue capacità. Siamo messi subito di fronte al grande dono di quello che ciascuno di noi abbiamo. Non è nostro ma è il frutto di un investimento che qualcuno ha fatto su di noi.

Per noi un infinito dono di Dio che prende le mosse dalla creazione. Allora i talenti sono la vita, la natura, le nostre ricchezze personali sia economiche che umane o professionali. Un dono che per sua natura o per invito della parabola va fatto fruttare: un investimento fatto su di noi che dobbiamo investire. Il primo servo raddoppia il dono avuto, il secondo servo ugualmente raddoppia il dono avuto, il terzo servo restituisce il dono avuto.

Quasi assicurato dalla corazza mentale che chi glielo ha dato è un “uomo duro” che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso e pertanto gli è bastato di non averlo sciupato. Di averlo subito nascosto e per nessuna ragione usato. Ma al contempo si tradisce perché ammette di aver avuto paura.

Non è solamente una corazza mentale ma una bugia vera e propria perché, in realtà, quel denaro l’uomo duro glielo aveva dato. Ma tant’è che la paura ci fa dire anche le bugie. Che non sia la paura una delle fonti del peccato? Che non sia la paura costruita sulla distorta immagine che, spesso, abbiamo di Dio?

In altri termini, dividiamo i beni in due categorie. Una categoria è quella che i beni (beni di qualsiasi natura, economica, umana, professionale ecc.) siano i miei; l’altra categoria è quella dei beni che sono di Dio. Con i miei faccio come voglio, con i beni di Dio non mi impiccio affatto. Non mi do neanche la piccola possibilità di farli amministrare da altri.

Purtroppo, o per fortuna, non è così. C’è un uomo che parte per un viaggio che ci lascia qualcosa ad ognuno. Quello che impedisce la possibilità di far fruttare quei beni nella misura che è consentita a ciascuno è la paura. Quando abbiamo paura di Dio assumiamo l’atteggiamento di difesa che non vogliamo avere nulla a che fare con lui. Come ci si può difendere o avere paura della fonte della nostra ricchezza?

Spesso abbiamo un’immagine capovolta di Dio un po’ come quella, nel vangelo di Luca, dei due “ladroni”: uno che pensa che il Messia, il Figlio di Dio debba salvare se stesso e gli altri e l’altro che vedendo il Dio della misericordia morire affianco a lui gli chiede di essere con Lui in paradiso. Il dio vendicativo dei greci è il dio immortale che si diverte a giocare con i mortali, interagisce con loro in base ad interessi, passioni o che altro ma alla fine è un dio che salva se stesso. Il dio che per mandare l’acqua, un buon raccolto o la salute gradisce perfino sacrifici umani è proprio il dio duro della parabola o il dio che il terzo servo considera tale.

L’altro ladrone invece riconosce nell’impiego totale della vita, talento assoluto, del Figlio di Dio e invoca da quell’impiego e da quel dono folle la possibilità di rimanergli vicino per sempre. In un “oggi sarai con me in paradiso” si svela tutto il gusto di un Dio che ama chi sa investire il suo dono senza paura. L’esclamazione del padrone che dice: “prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Proprio in questo tempo del distanziamento e della paura siamo invitati a non lasciarci incrudire nelle capacità di saper investire i nostri talenti a servizio e a favore degli altri. Siamo chiamati a impiegare il tutto che Dio ci ha dato, che sia 5 o 3 o 1, a favore dei più deboli e dei sofferenti.

Oggi è la giornata del povero e tra le povertà materiali e morali, come dice papa Francesco, vanno annoverate anche le nostre. Solo da poveri, ma grati a Dio di quello che abbiamo e investiamo per gli altri, potremmo godere della gioia del padrone. Che il Signore ci liberi dalla tentazione di mentire, anche a noi stessi

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