L’estate dei bambini che festeggiano un “ritorno alla vita”

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Giochi, teatro, arte e sport all’aria aperta: è la riapertura dei centri estivi. Tutto questo significa tornare a socializzare attraverso dinamiche alla portata di bambini ed anche di adolescenti. Le attività appena citate puntano a sviluppare le potenzialità fisiche, intellettuali, emotive e sociali.

Il metodo interattivo è molto efficace e dovrebbe seguire, in ogni attività, l’indirizzo dello scrittore pedagogista Gianni Rodari con uno scopo ben preciso: stimolare i bambini favorendo in loro l’utilizzo della fantasia, della condivisione e della conoscenza. In tal senso, il gioco teatrale in mezzo alla natura è attivatore di dinamiche intrapsichiche ed interpersonali che permettono ad ogni bambino di mettersi in gioco, di sperimentarsi nella relazione con il “tu” che hanno dinanzi a loro, di esplorare la varietà delle proprie possibilità, di entrare in contatto con le loro emozioni e le loro potenzialità.

L’estate dei ragazzi è fatta di giochi, spazi all’aperto, sport, un vocabolario della felicità che in questi ultimi due anni ha fatto i conti con parole nuove, inimmaginabili fino a prima del Covid, e cioè distanziamento sociale, termoscanner, triage, mascherine, prodotti igienizzanti e quant’altro.

I bambini e i ragazzi che stanno trascorrendo del tempo nei centri estivi hanno ormai necessariamente familiarizzato con le regole che prevedono frequente lavaggio delle mani, misurazione della febbre, attività in piccoli gruppi per evitare assembramenti.

Eppure, in questa estate 2021 sembra vi sia un’aria nuova di speranza. La vaccinazione e il basso numero di contagi da Covid-19 sembrano dare una prospettiva altra al futuro. Tale aspetto traspare nei volti de genitori, degli animatori, degli educatori e, conseguentemente, nei bambini si scorge un sorriso meno tirato, più reale. Ci sono meno timori e più clamore nei parchi. C’è meno angoscia e più gioia.

Un altro aspetto di questa ripartenza post-Covid dei centri estivi è il voler dare molta più attenzione al lato psicologico dei bambini, in modo che possano utilizzare il periodo di vacanza come un’occasione per gestire e, in alcuni casi, superare le paure e le ansie legate al lockdown e al coronavirus. Qualche centro ha previsto nel suo staff la presenza di uno psicologo. E l’idea è saggia.

I bambini hanno bisogno di giocare ma anche di elaborare. I laboratori sulle emozioni, ad esempio, servono per far emergere le sensazioni provate durante il periodo del lockdown ma soprattutto per far emergere le emozioni che provano ora che possono dare maggiore sfogo alla loro spontaneità. Lo scopo è quello di stimolare le emozioni positive del bambino. È e sarà importante stare anche su ciò che è e ciò che potrà essere il futuro. C’è bisogno di una ventata di buon umore. I bambini hanno bisogno di giocare e guardare al futuro in positivo. Ne hanno diritto e ce lo chiedono, neanche tanto silenziosamente. La parola “gioco” rimanda facilmente a qualcosa di superfluo, a un passatempo, a un’attività puerile, inutile per gli adulti, legata alla sfera del divertimento e quindi quanto meno opzionale. Non è così.

Il gioco (come il ridere) invece è una cosa molto seria e importante! Lo sanno bene i bambini, che quando giocano (la loro dimensione naturale) sono super concentrati, attenti ai ruoli, alle regole, alla storia… e non sopportano il fatto di essere disturbati, interrotti o sminuiti. Il gioco è fondamentale per sviluppare, in loro, l’arte di creazione della realtà attraverso il potere dell’immaginazione.

Proprio la settimana scorsa ho ricordato ad una madre, all’interno di una seduta di psicoterapia, l’importanza di riprendere a giocare con suo figlio. Mi ha risposto dicendomi che non sa da dove incominciare, che non si ricorda più come si fa, che spesso non ha tempo… È tra le mamme più attente e presenti che io conosca. Eppure, fatica a scendere nella dimensione del gioco perché la sua storia non l’aiuta. E allora, cosa fare? Provare. Modificare i canali comunicativi del nostro dialogo interno con noi stessi e riprovare, sempre.

Ogni genitore, così come ogni educatore, può e deve richiamare alla vita il proprio bambino libero interno (in termini di analisi transazionale), ovvero la parte bambina dell’Io in cui sono racchiuse la spontaneità e l’emotività. Il bambino ha al suo interno tutte quelle esperienze, tutti quei comportamenti che l’individuo ha messo in atto nella sua infanzia. Quando ognuno di noi è nel bambino interno, si comporta non come bambino in generale ma come si comportava quando era bambino. Il bambino libero positivo, a differenza di quello negativo, che ha paura di esporsi di esprimersi, è intimidito e si isola, si esprime invece in tutto liberamente, mostrandosi apertamente.

Abbiamo bisogno di bambini un po’ più liberi di essere. Abbiamo bisogno di genitori, adulti ed educatori, che vivano il proprio bambino libero positivo interno. In tal modo favoriremo una reazione molto positiva nella fase di ripresa che stiamo tentando di vivere.

Le reazioni di gioia sono le più comuni nei bambini che varcano la soglia dei centri estivi. Eppure non mancano bambini timorosi, desiderosi di ritornare nel loro porto sicuro chiamato “casa” senza la necessità di doversi mettere in gioco. In questi casi dobbiamo essere esempi di come gioco, relazione e nuove esperienze facciano il pari con la vita relazionale piena, differente da quella vissuta sin qui. Senza forzare. I bambini ci guardano e capiscono. Hanno i loro tempi. Elaborano e poi scelgono. Se vedono il bello, ripartono. Se scorgono gioco, divertimento, soffio vitale, ripartono, anche andando oltre le loro paure.

Non possiamo, inoltre, dimenticare tutti i bambini che per vari motivi non possono tuttora godere (per diversi motivi) della gioia di cui stanno godendo coloro che vivono il divertimento nei centri estivi. A loro va il nostro pensiero e il nostro più profondo augurio perché la vita doni loro ciò che meritano.

Ritornando a coloro che hanno la fortuna di poter godere di questa maggiore libertà, mi sembra bello poter dire che dinanzi a loro, come educatori, possiamo e dobbiamo far riscoprire la bellezza della leggerezza dell’essere. Non con le parole ma con l’esempio.

La leggerezza non è superficialità, al contrario è la necessaria condizione affinché ci sia equilibrio e armonia nelle nostre vite fin troppo appesantite. Saper ridere, con semplicità, purezza del cuore, è una qualità di chi sa evitare di prendere questo mondo e sé stesso troppo sul serio. Si può essere persone serie senza essere seriose. Si può essere persone serie integrando l’arte del ridere nei momenti opportuni. Un mix perfetto per vivere sereni e in maniera piena. Ho incontrato, anche per motivi professionali, diversi bambini in questi ultimi anni. Uno di loro l’anno scorso, mentre stavamo disegnando, mi ha chiesto: “Ma secondo te, dovremo tenere la mascherina per sempre?”.

In questa domanda ci sono il timore, l’ansia, la paura e l’agitazione di un bambino per tutto ciò che non vorrebbe vivere… Nella stessa domanda, però, c’è anche tutta la voglia di giocare e di vivere tipica del bambino. Quel bambino, così come centinaia di bambini, da inizio luglio 2021 potrà vivere dei momenti all’esterno senza mascherina, potrà partecipare ad un centro estivo, non dovrà, come centinaia di bambini, tenere la mascherina per sempre. E allora in questo tempo abbiamo l’occasione d’oro di arrivare al bello attraverso un contesto difficile che non va dimenticato. Non dobbiamo dimenticare di fare memoria. Non perdano di vista, i bambini e i ragazzi del nostro tempo, il contatto con quel che è stato. Conserviamo memoria e gratitudine, due valori che stanno incrociando le nostre vite e spero non svaniscano, come spesso capita quando le cose vanno meglio. Ripartiamo da questi valori: i cancelli dei centri estivi riaprono. È tempo di gioire, senza dimenticare. Ricordiamo ai nostri figli che la gioia che stanno vivendo è una conquista. Ricordiamo loro che ogni occasione di libertà è un dono, ricevuto dalla vita e non scontato. In tal modo contribuiremo a favorire la crescita di bambini che non pensano che tutto sia loro dovuto. Favoriremo, così facendo, la crescita di uomini capaci di godere di quel che viene loro donato dalla vita e non rischieremo di ritrovarci accanto bambini, ragazzi, giovani, individualisti e autocentrati. I cancelli dei centri estivi riaprono e, con essi, si spalancano le porte della speranza per un futuro più libero. Con attenzione alla memoria di ciò che è stato come insegnamento, con gratitudine per quel che la vita ci sta donando, possiamo guardare a questo tempo con maggiore fiducia. Nei volti dei nostri figli c’è la gioia piena di chi vuole vivere e divertirsi. Ripartiamo allora senza dimenticare ciò che è stato e ricordando il rispetto delle regole.

Ripartiamo, consapevoli del fatto che l’emozione “gioia” in questo mese è quella più diffusa nei bambini che vivono le esperienze dei centri estivi. C’è un’aria nuova davvero: gioiamo con i bambini.

Dopo due anni possono giocare insieme in maniera più libera. Dopo due anni stanno ritornando a vivere il gioco in maniera sempre più vicina a come esso va vissuto. Se, come risaputo, il gioco è linfa vitale dei bambini, possiamo dire che i nostri bambini stanno riassaporando la vita vera per loro.

Sì, c’è proprio un’aria nuova: è l’estate dei bambini che festeggiano un “ritorno alla vita”. Festeggiamo insieme a loro. I bambini non hanno solo bisogno di sapere che siamo contenti per loro.

Hanno bisogno di vedere che giochiamo e che festeggiamo con loro. E allora gioiamo e giochiamo con voi cari bimbi. Con in mente tutto ciò che è stato in questo tempo, in empatia con genitori, insegnanti, educatori e animatori, quasi commossi, vi auguriamo il meglio in questo tempo di gioia e di gioco ritrovato. I cancelli dei centri estivi riaprono. E con essi si spalancano le porte dei cuori di chi vi ama. Auguri e… buon “ritorno alla vita”!

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