Difesa comune europea, le due condizioni che mancano

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L’idea di un esercito europeo che possa stare al passo delle due principali potenze mondiali, gli Stati Uniti e la Cina, alberga ancora nel regno dell’utopia. Che ci possano essere dei corpi specialisti ed un coordinamento europeo può invece diventare presto realtà. Questo assetto comunitario può servire per interventi mirati e selettivi in quei teatri in cui l’Unione Europea vuole marcare la propria presenza. Per un esercito comune vero e proprio, invece, non ci sono ancora le condizioni: gli eserciti stabili e permanenti sono figli di una fiscalità centralizzata e di un comando politico unito.

Elementi che non sono propri delle istituzioni europee di oggi, che rappresentano dei tavoli sui quali si confrontano i governi nazionali e che constano di una notevole burocrazia dedita all’attuazione delle decisioni contrattate dai governi stessi. Non esiste nemmeno una fiscalità europea in grado di garantire un livello di spesa militare adeguato al potenziale rango dell’Europa unita. Inoltre, i paesi del vecchio continente spendono in proporzione per la difesa molto meno delle due superpotenze. È difficile, considerata la struttura demografica e del welfare, che questa tendenza possa mutare nel medio periodo.

In altre parole, i governi europei preferiscono spendere per sanità pubblica, pensioni e sussidi piuttosto che destinare decine o centinaia di miliardi agli apparati militari e tecnologici. C’è inoltre da considerare che la Francia, di gran lunga il paese militarmente più avanzato, difficilmente vorrà cedere la propria supremazia militare e tecnologica o permettere alla Germania di condividere il comando di un grande esercito europeo. La competizione tra Stati-nazione è ancora troppo accentuata così come le diversità di obiettivi politici in politica estera. Una conciliazione di interessi che superi i veti incrociati delle nazioni è dunque molto complessa da sviluppare. E anche su quest’ultimo punto si pensi ad esempio alle posizioni divergenti di Italia e Francia rispetto alla questione libica. Insomma, è possibile andare avanti a piccoli passi ma non può esistere un esercito europeo degno di tale nome prima che ci sia una politica europea ed una fiscalità europea. Due miraggi che, nonostante la buona risposta europea alla crisi pandemica, stentano a manifestarsi all’orizzonte.

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