Clan Spada, condanne confermate in Appello

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:19

La Corte d'Appello ha confermato le condanne emesse in primo grado nei confronti di alcuni componenti della famiglia Spada, in merito al processo legato al racket delle case popolari a Ostia, per il quale è stata riconosciuta l'aggravante del metodo mafioso. Una sentenza letta in un clima particolarmente teso, con gli imputati che hanno manifestato il proprio dissenso con veemenza così come una ventina di conoscenti venuti ad assistere alla seduta del processo, il quale si è chiuso con un totale di sette condanne per reati a vario titolo che vanno da minacce, violenze, sfratti forzati da alloggi popolari e un episodio di gambizzazione, per oltre 50 anni complessivi di carcere. Uno degli esponenti della nota famiglia sinti, presente in aula al momento della lettura della sentenza ha urlato “buffoni, quando esco da qui spacco tutto” rivolto ai giudici.

Le condanne

Circa tre ore sono state trascorse dai magistrati in camera di consiglio e, al termine, sono state lette le sentenze contro sette imputati: 13 anni e 8 mesi di carcere a Massimiliano Spada, 5 anni a Ottavio Spada, 6 anni e 4 mesi Davide Cirillo, 6 anni e 4 mesi a Mirko Miserino, 7 anni e 4 mesi a Maria Dora Spada, 11 anni a Massimo Massimiani e 6 anni e mezzo a Manuel Granato, nell'ambito di un procedimento in cui la Regione Lazio, il Comune di Roma e l'associazione Libera si erano costituite parte civile, così come Michael Cardoni e Tamara Ianni, collaboratori di giustizia vittime di intimidazione in passato e che saranno risarciti in sede civile.

L'inchiesta

L'inchiesta era partita dall'aggressione a Massimo Cardoni, detto Baficchio, padre di Michael e colpito da due colpi di pistola nel 2015 per le strade di Ostia. Secondo gli investigatori, da quell'episodio emerse la contrapposizione tra l'emergente clan Spada e la perdente compagine dei Baficchio-Galleoni, data in declino almeno dal 2011, ovvero quando furono uccisi il capo Giovanni Galleoni e Francesco Antonini. Il tutto, per gli inquirenti, sarebbe avvenuto nel contesto di un'ascesa che si era tradotta anche in sfratti forzosi dalle case popolari del litorale, minacce e intimidazioni.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.