MERCOLEDÌ 15 OTTOBRE 2014, 11:50, IN TERRIS

L'Arcivescovo di Kuala Lumpur rilancia l'impegno missionario dei giovani

Monsignor Kim auspica una revisione della catechesi. I piccoli, gli ultimi e i poveri saranno al centro del suo ministero

DAVIDE CHIOSSI
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Il neo arcivescovo di Kuala Lumpur, Mons. Julian Leow Beng Kim, durante la messa di ordinazione celebrata la scorsa settimana, ha tracciato delle guida che vertono su “una solida comprensione della fede” e sulla necessità di una chiesa missionaria che indichi la via ai giovani che hanno perso il proprio credo. L'alto prelato ha individuato le “4 L” che guideranno il suo episcopato in Malesia, che conta 180mila cattolici e oltre 40 chiese, e sono: “lost,little,the last and least” ovvero quelli che si sono persi, i più piccoli, gli ultimi e i più poveri.

Al fine di raggiungere questi obiettivi programmatici, l’arcivescovo auspica ad una “revisione della catechesi” che dev’essere “studiata da capo per assicurare ai giovani una comprensione reale dei motivi per cui si crede e far sì che siano convinti della propria fede”. La pastorale, aggiunge mons. Kim, deve curarsi anche dei migranti e degli emarginati che nella scala sociale sono tra gli ultimi e hanno molto bisogno di aiuto. “I migranti della nostra arcidiocesi, hanno lasciato tutto in cerca di qualcosa di meglio. Voglio che si sentano accolti, che sappiano che nella Chiesa troveranno sempre un riparo sicuro e che Dio li ama moltissimo”.

Il metropolita sottolinea inoltre che “la Chiesa ha il compito di parlare a nome degli ultimi, di quelli che sono stati dimenticati dalla società”. Conclude ricordando l’impegno per il dialogo interreligioso che serve a “dissipare i malintesi” e a formare una “salutare atmosfera di rispetto reciproco” con le altre fedi, in particolare quella musulmana.

La minoranza cristiana in Malesia è da tempo vittima di attacchi mirati: chiese date alle fiamme e tombe cristiane profanate oltre al sequestro di 300 Bibbie lo scorso gennaio. Le violenze erano nate in seguito allo scontro sull’uso della parola “Allah” per definire il Dio cristiano che ha portato ad una battaglia legale fra il governo di Kuala Lumpur e il settimanale cattolico “Herald Malaysia”. Il 23 giugno scorso l’Alta corte ha respinto il ricorso dei cristiani e ormai il tutto si è tramutato in una controversia nazionale.
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