Consultazioni, sprint del Colle: in pole c’è Gentiloni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:46

Potrebbe essere quello di Paolo Gentiloni il nome buono per un governo di scopo che approvi la legge elettorale e poi traghetti il Paese verso le nuove elezioni. Al termine della seconda giornata di consultazioni l’attuale ministro degli Esteri sembra in pole.

I papabili

Mentre Sergio Mattarella ascoltava i gruppi minori del Parlamento, il titolare della Farnesina è salito due volte a palazzo Chigi per parlare con Matteo Renzi. Il premier dimissionario sta infatti preparando con grande attenzione l’incontro della delegazione Pd con il capo dello Stato. Resta in piedi anche il nome di Padoan ma il ministro dell’Economia sembra indispensabile ad un futuro governo a guida renziana. Non chiusa – si sottolinea – ancora l’ipotesi, anche se ora sembra più lontana, che possano essere respinte le dimissioni di Renzi. Una soluzione che renderebbe tutto più facile evitando nuove liste di Governo e giuramenti.

Mps

A rendere plasticamente visibile la necessità di costruire rapidamente un nuovo esecutivo ci ha pensato una banca: il rumore del crollo di Monte dei Paschi di Siena è arrivato fino al Quirinale confermando solo le preoccupazioni della vigilia di Mattarella. Il decreto è pronto, fanno sapere da palazzo Chigi, ma al momento non è chiaro chi lo varerà.

Fdi e Lega

Al di là delle tante delegazioni minori che si sono richiamate al senso di responsabilità, Giorgia Meloni e la Lega hanno ribadito che bisogna andare la voto al più presto. Anzi, per Fratelli d’Italia, serve “una data certa” per le elezioni. Un elemento questo ancora del tutto aperto, perché anche Renzi ha fretta e l’accordo con Mattarella potrebbe stringersi proprio con una garanzia presidenziale che il nuovo esecutivo abbia un solo obiettivo, fare la riforma della legge elettorale per andare al voto il prima possibile. La variabile temporale si gioca su una forchetta di un paio di mesi che va da aprile a giugno.

Grillo affila le lame

Intanto Beppe Grillo si prepara a capitalizzare il voto di protesta del referendum e lancia il M5s in campagna elettorale, pronto a bersagliare il governo renziano che si sta delineando. Il Colle rimane quindi pronto a conoscere le indicazioni che il gruppo Pd fornirà domani sera, fermo restando che la linea non è cambiata: la parola spetta ai dem e non sembra ipotizzabile che si possa forzare la mano. Soprattutto ad un Governo che ha la maggioranza e non è stato sfiduciato.

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