BRASILE, LA GUERRA INVISIBILE

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Con Roberto Bardella sono tre. Tre italiani uccisi in Brasile in meno di un mese. Vittime di una guerra invisibile, che si combatte giorno per giorno nelle favela, tra rottami e baracche, miseria e fame.

Finire nel mirino di potenziali killer è facile: basta sbagliare strada. Com’è accaduto Roberto, che, in sella a uno scooter, insieme al cugino ha oltrepassato il confine fra civiltà e caos. Lontano dal samba, dal carnevale, dal calcio e dalle spiagge assolate. Lì, a Morro do Prazeres, uno dei quartieri più malfamati di Rio de Janeiro, erroneamente considerato “pacificato” dalle forze dell’ordine ma in realtà ancora ostaggio dei narcotrafficanti. Sono stati loro, secondo la prima ricostruzione, ad aprire il fuoco al passaggio dei due turisti. Destino simile è toccato al milanese Alberto Baroli, accoltellato durante una rapina nella villetta che aveva affittato a 80 chilometri da Fortaleza, e alla ragusana Pamela Canzonieri, strangolata in casa a Morro de Sao Paulo, piccolo paradiso nel sud di Bahia.

Il Brasile riscopre il suo lato violento. L’enorme apparato di sicurezza messo in piedi in vista dei Mondiali di calcio del 2014 e delle Olimpiadi di quest’anno non è riuscito ad assestare il colpo sperato alla criminalità. Un dato su tutti: in Siria, nei primi quattro anni di guerra, sono state uccise circa 260 mila persone. Nello stesso periodo, nel Paese sudamericano, 279 mila. Si contano in media oltre 160 omicidi al giorno, uno ogni nove minuti. Con una percentuale di 29,1 assassinii ogni 100 mila abitanti, tra le più alte al mondo. Nel 2014, gli omicidi sono stati 59.627, secondo le stime ufficiali. Che vengono però contestate dalle Ong per la difesa dei diritti umani e dalla stampa locale, secondo cui molti casi vengono derubricati a “lesioni corporali seguite da morte“, per non far aumentare le già sconvolgenti statistiche.

Il quotidiano Estado de S.Paulo ha da poco accertato che 21 omicidi compiuti nella metropoli paulista, una tra le città più violente d’America latina, non sono stati conteggiati. “Se i 21 casi fossero stati inseriti nelle statistiche, il primo semestre del 2015 si sarebbe chiuso con il 3,6% in più di vittime in città, portando gli omicidi dai 569 ufficiali ai 590 reali. Ciò avrebbe significato una variazione positiva dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2014, quando si registrarono 588 morti violente ufficiali. Per le statistiche del governo, invece, si è registrata una diminuzione degli omicidi del 3,2%”, scrive il giornale.

Gli Stati più violenti sono quelli di Sergipe, Alagoas e Rio Grande do Norte. Secondo un rapporto di Human Rights Watch, tra le vittime degli omicidi vi sono ogni anno oltre 10 mila tra bambini e adolescenti, in massima parte neri. Con un tasso di 4,3 omicidi ogni 100 mila adolescenti, il Brasile è il terzo Paese al mondo più violento per i minori dopo El Salvador e Messico, secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Secondo un rapporto dell’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu, la polizia brasiliana sarebbe inoltre responsabile dell’uccisione in media di 5 persone al giorno, in massima parte afrobrasiliani. Lo scorso anno, il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia ha denunciato omicidi di “meninos da rua”, bambini di strada, per ‘ripulire’ le metropoli e soprattutto Rio de Janeiro, in vista delle Olimpiadi dell’estate scorsa.

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