GIOVEDÌ 11 OTTOBRE 2018, 00:02, IN TERRIS

Perché serve una manovra coraggiosa

LUCA LIPPI
Il ministro Tria e il premier Conte
Il ministro Tria e il premier Conte
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e è vero che la manovra del 2017 è stata la più bassa di tutte quelle che l’hanno preceduta dal 2011, è altrettanto vero che "inevitabilmente" dopo le elezioni del 2018 il colpo ai reni del Fiscal Compact (di cui nessuno parla) necessita di una Legge di Bilancio assai più corposa e soprattutto "coraggiosa". Questo è stato il motivo che ha fatto nascere l’attuale esecutivo, non c’era nessuno disposto a prendersi la responsabilità della Finanziaria 2018.

Che le tasse siano aumentate, contro ogni leggenda narrata sempre trasversalmente, lo dimostrano le parole stesse dell’esecutivo guidato da Gentiloni. In particolare il fatto che nel 2017 le entrate tributarie siano cresciute del 2,6% mentre l'economia non ha avuto la stessa impennata. 

Berlusconi poco prima dei famosi fatti del 2011 presentò una proposta che prevedeva, in considerazione di una percentuale di evasione fiscale maggiore che nel resto d’Europa, che il deficit di bilancio dovesse essere riferito sia all’economia ufficiale che a quella sommersa. In questo modo si poteva avere un più corretto rapporto deficit statale/Pil su cui incidono i parametri di Maastricht che regolano l’austerità in sede Ue.

La tassazione italiana media è di circa il 43%, il dato è piuttosto stabile dal 2009. Considerando che l’economia sommersa non paga tasse, la reale pressione fiscale è drasticamente aumentata dal 2010. L’introduzione del sommerso nel calcolo del Pil è datata 2014, quindi l’Italia è a livelli di pressione fiscale prossimi al 50%, per le aziende al 65%. Questo è il motivo per cui dopo anni di rincorsa a cercare di pareggiare il bilancio a colpi di austerità, il bilancio è esploso letteralmente, i salari sono crollati e i prestiti concessi dalle banche disintegrati fino a far fallire alcune banche.

Detto tutto questo, è ovvio che la Legge di Bilancio dello scorso anno sia stata solamente un obbligo di ordinaria amministrazione e quindi quella attuale debba essere una finanziaria doppia. Un dato è certo, chiunque avesse vinto le elezioni avrebbe dovuto fare una manovra lacrime e sangue. Se avesse vinto quella che oggi è l’opposizione col solito mantra del "ce lo chiede la Ue" avrebbe dovuto stritolare la base meno abbiente del residuo popolo sovrano. Il 4 marzo 2018, tuttavia, hanno operato un taglio netto col passato e la patata bollente è finita nelle mani di M5s e Lega. 

Essendo nell’era dei social e non dei carri armati, la risposta dell’esecutivo Giallo/verde è una finanziaria di rottura. Le opposizioni, in parte salvate dall'incombenza, devono ora solo preoccuparsi di spargere chiodi lungo la strada dell’esecutivo giallo/verde, costretto a entrare in collisione con Bruxelles. La Ue aprirà una procedura per deficit eccessivo, mentre governo dovrà alzare i toni per non deludere il proprio elettorato. 

Occorre, quindi, andare avanti senza paura sui singoli punti previsti dal contratto Lega-M5s. La spesa totale è di 39 miliardi, ben lontana dai 75 calcolati da Cottarelli (Osservatorio Nazionale sui conti Pubblici) ma un valore che supera il 3% ex –ante (circa 3.7%) ma ritorna abbondantemente sotto ex post, 2,1-2,4% (grazie ai moltiplicatori fiscali e all’incremento di entrate per il maggior Pil realizzato).

In conclusione, qual è il pericolo maggiore allo stato dell’arte? Quello di avere abbassato l’asticella dell’indebitamento al 2,4% (pari a 27 miliardi). Cedendo in parte alle pressioni nel tentativo di evitare lo scontro frontale con Bruxelles, l’esecutivo corre il rischio di bruciarsi nel giro di pochi mesi. O tutto o niente, tanto gli stracci (da Destra e da Sinistra) voleranno ugualmente.

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