L’omelia del Papa a sette anni dalla tragedia di Lampedusa

Chiorazzo (Auxilium): "Grati a Papa Francesco. Ora deve cambiare la politica migratoria e dell'accoglienza"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:35

Alle ore 11.00 di questa mattina, nella cappella di Casa Santa Marta, Papa Francesco ha presieduto la Celebrazione Eucaristica in occasione del VII anniversario della visita a Lampedusa. La tragedia di Lampedusa è il naufragio di una imbarcazione libica usata per il trasporto di migranti avvenuto il 3 ottobre 2013 a poche miglia dal porto dell’isola siciliana. Il naufragio provocò 368 morti accertati e circa 20 dispersi presunti. Fu una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo. I superstiti salvati furono 155, tra cui 41 minori. Tra i morti, anche un neonato e tre bambini. Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa ha pronunciato nel corso della Messa.

Omelia

“Cari fratelli e sorelle – esordisce Papa Francesco – il Salmo responsoriale di oggi ci invita a una ricerca costante del volto del Signore: ‘Ricercate sempre il volto del Signore. Cercate il Signore e la sua potenza, ricercate sempre il suo volto’. Questa ricerca costituisce un atteggiamento fondamentale della vita del credente, che ha compreso che il fine ultimo della propria esistenza è l’incontro con Dio. La ricerca del volto di Dio è garanzia del buon esito del nostro viaggio in questo mondo, che è un esodo verso la vera Terra Promessa, la Patria celeste. Il volto di Dio è la nostra meta ed è anche la nostra stella polare, che ci permette di non perdere la via”.

Osea

“Il popolo d’Israele, descritto dal profeta Osea nella prima Lettura – prosegue Bregoglio – all’epoca era un popolo smarrito, che aveva perso di vista la Terra Promessa e vagava nel deserto dell’iniquità. La prosperità e l’abbondante ricchezza avevano allontanato il cuore degli Israeliti dal Signore e l’avevano riempito di falsità e di ingiustizia. Si tratta di un peccato da cui anche noi, cristiani di oggi, non siamo immuni. La cultura del
benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. L’appello di Osea ci raggiunge oggi come un rinnovato invito alla conversione, a volgere i nostri occhi al Signore per scorgere il suo volto. Dice il profeta: ‘Seminate per voi secondo giustizia e mieterete secondo bontà; dissodatevi un campo nuovo, perché è tempo di cercare il Signore, finché egli venga e diffonda su di voi la giustizia’”.

Incontro personale

“La ricerca del volto di Dio – dice il Papa – è motivata da un anelito di incontro personale con il Signore, con il suo immenso amore e la sua potenza salvifica. I dodici Apostoli, di cui ci parla il Vangelo di oggi, hanno avuto la grazia di incontrarlo fisicamente in Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato. Lui li ha chiamati per nome, ad uno ad uno, guardandoli negli occhi; e loro hanno fissato il suo volto, hanno ascoltato la sua voce, hanno visto i suoi prodigi. L’incontro personale con il Signore, tempo di grazia e di salvezza, comporta la missione: ‘Strada facendo – li esorta Gesù –, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino’. Queste cose non vanno separate [aggiunge a braccio il Pontefice]. Questo incontro personale con Gesù Cristo è possibile anche per noi, discepoli del terzo millennio. Protesi alla ricerca del volto del Signore, lo possiamo riconoscere nel volto dei poveri, degli ammalati, degli abbandonati e degli stranieri che Dio pone sul nostro cammino. E questo incontro diventa anche per noi tempo di grazia e di salvezza, investendoci della stessa missione affidata agli Apostoli”.

Il ricordo del Papa a Lampedusa

“Oggi – prosegue l’omelia del Papa – ricorre il settimo anniversario della mia visita a Lampedusa. Alla luce della Parola di Dio, vorrei ribadire quanto dicevo ai partecipanti al meeting ‘Liberi dalla paura’ nel febbraio dello scorso anno: ‘L’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo’. Ce l’ha detto Lui stesso. È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito. E se avessimo ancora qualche dubbio, ecco la sua parola chiara: ‘In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’. ‘Tutto quello che avete fatto…’, nel bene e nel male! Questo monito risulta oggi di bruciante attualità. Dovremmo usarlo tutti come punto fondamentale del nostro esame di coscienza quotidiano. Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti. ‘Tutto quello che avete fatto…l’avete fatto a me’.

Versione distillata

“Io ricordo – aggiunge a braccio Francesco – quel giorno di sette anni fa proprio nell’estremo sud dell’Europa. Alcuni mi hanno dato delle testimonianze grazie a degli interpreti. Uno di loro mi parlava in lingua straniera che non capivo. Lui parlava a lungo, ma l’interprete parlava con frasi molto più brevi. Lì per lì pensai: ‘la sua lingua usa giri più lunghi per spiegare le cose’. Una volta tornato a casa nel pomeriggio, nella reception c’era una signora che era figlia di etiopi. Aveva guardato in tv l’incontro. E mi ha detto: ‘Il traduttore etiope non le ha tradotto neanche la quarta parte delle torture e delle sofferenze che hanno vissuto loro’. Mi avevano dato – spiega il Papa – la versione distillata. Questo succede anche oggi con la Libia. Ci danno una versione distillata sulla guerra. Voi non immaginate l’inferno che si vive lì, in quei lager di detenzione. Questa gente veniva solo con una speranza: incrociare il mare”. “La Vergine Maria, Solacium migrantium– conclude il Pontefice – ci aiuti a scoprire il volto del suo Figlio in tutti i fratelli e le sorelle costretti a fuggire dalla loro terra per tante ingiustizie da cui è ancora afflitto il nostro mondo”.

Chiorazzo (Auxilium): “Grazie Papa Francesco. Affrontare con coraggio il fenomeno migratorio”

“Bisogna essere grati a Papa Francesco, per aver voluto, ancora una volta, richiamare l’Italia, l’europa e il mondo su quell’‘inimmaginabile inferno’ che vivono centinaia di migliaia di migranti nei ‘lager di detenzione’ in Libia. Una tragedia epocale che molti vogliono ignorare, come se non riguardasse la nostra umanità e la nostra responsabilità verso il futuro dell’Italia e dell’Europa”, è quanto ha affermato Angelo Chiorazzo, fondatore della Cooperativa Auxilium, fiore all’occhiello dell’Italia nell’accoglienza ai migranti. Chiorazzo ha ricordato la visita di Papa Francesco, sette anni fa a Lampedusa quando, il Pontefice denunciò la “globalizzazione dell’indifferenza”. “Anche per noi che lavoravamo da alcuni anni nell’accoglienza dei migranti fu un cambio completo di orizzonte, l’inizio di un nuovo modo di affrontare la situazione per ‘accogliere, proteggere, promuovere, integrare’ tanti nostri fratelli, che sembrano avere il solo torto di essere nati dalla parte sbagliata del Mediterraneo”.

Necessario un cambio di politica

Il fondatore della cooperativa Auxilium, ricorda come in Libia e nel Mediterraneo, ancora oggi, uomini, donne e bambini in fuga da guerre e miseria continuano a morire. “Papa Francesco ci chiede di far sbarcare chi è in mare, ma soprattutto ci chiede di cambiare – ha affermato – Questo è il tempo di cambiare politica, di affrontare con coraggio il fenomeno migratorio, senza calcoli elettorali e guardando alle persone. I corridoi umanitari devono riprendere al più presto per mettere in salvo le persone più fragili, ma deve cambiare la politica migratoria e quella dell’accoglienza. L’Europa unita può governare con umanità e giustizia il fenomeno migratorio, non può, invece, continuare ad essere complice di questi crimini contro l’umanità”.

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