La Cassazione: “Un bambino nato in Italia non può essere riconosciuto da due mamme”

Soddisfazione dai gruppi pro family e pro life. Il presidente del Family Day, Gandolfini: “Un altro colpo contro quegli esperimenti di alchimia sociale"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:07

Un bambino nato in Italia non può essere riconosciuto da due mamme”. In tempi in cui serve ribadire e motivare cose normalmente considerate ovvie, bisogna accogliere con soddisfazione la sentenza depositata oggi dalla Cassazione, che ha rigettato il ricorso di una coppia di donne conviventi, tutte e due cittadine italiane, che chiedevano di comparire entrambe nell’atto di nascita della bimba nata nel nostro Paese a seguito di una procedura di fecondazione assistita effettuata all’estero da una delle due.

I giudici hanno confermato il verdetto emesso dalla Corte d’appello di Venezia, che aveva respinto il reclamo della coppia contro il rifiuto dell’ufficiale di stato civile di eseguire una dichiarazione congiunta di riconoscimento della bambina.

Da segnalare poi che la prima sezione civile della Cassazione avvalora la sua decisione richiamando la sentenza della Corte costituzionale che lo scorso anno dichiarò legittimo il divieto per le coppie omosessuali di accedere alle tecniche di fecondazione assistita, e osserva che “tale divieto, desumibile anche da altre disposizioni che implicitamente (ma chiaramente) postulano che una sola persona abbia diritto di essere menzionata come madre nell’atto di nascita, in virtù di un rapporto di filiazione che presuppone il legame biologico e/o genetico con il nato, è attualmente vigente all’interno dell’ordinamento italiano e, dunque, applicabile agli atti di nascita formati o da formare in Italia, a prescindere dal luogo dove sia avvenuta la pratica fecondativa”.

La Corte riconosce solamente la “tutela del diritto alla continuità dello ‘status filiationis’ acquisito all’estero”, ma solo nel caso di bambini, nati all’estero, con due mamme, perché per le coppie omosessuali maschili il ricorso all’utero in affitto è stato ritenuto in contrasto con “l’ordine pubblico”.

I più importanti organismi della giurisprudenza italiana, nel giro di pochi mesi, hanno sconfessato completamente le fughe in avanti di tante anagrafi dei comuni del nostro Paese che, spinte da pressioni ideologiche di alcuni sindaci, hanno registrato atti di nascita di bambini che indicano quali genitori due persone dello stesso sesso. Al di fuori di qualsiasi normativa, si è legittimata per troppo tempo la filiazione di coppie gay, ottenuta tramite pratiche proibite e perseguite penalmente in Italia, quali l’utero in affitto e l’eterologa per coppie dello stesso sesso. Malgrado si configurino diversi illeciti di natura penale e amministrativa, le anagrafi si sono rese protagoniste di fughe in avanti verso la legalizzazione de facto del mercimonio di bambini.

Se prima infatti le registrazioni avvenivano su indicazione dei tribunali dei minori che riconoscevano l’adozione del figlio del partner, negli ultimi anni molti comuni hanno iniziato a trascrivere atti di nascita provenienti dall’estero e indicanti “due papà” o “due mamme”, senza opporre alcuna obiezione e senza avere l’avallo di alcuna decisione deliberata dalla magistratura.

D’altra parte non è opinabile il fatto che quei bambini non sono figli di due mamme o di due papà, ma di un uomo e di una donna come tutti gli esseri umani, con la differenza che a loro il padre o la madre non sono stati negati da un evento drammatico ma dalla scelta consapevole di due adulti.

Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dai gruppi pro family e pro life italiani. Così il presidente del Family Day, Massimo Gandolfini: “Si tratta di un altro colpo contro quegli esperimenti di alchimia sociale che nel nome del desiderio di un adulto calpestano il diritto del bambino ad avere un padre e una madre e a conoscere la propria identità”. “In questi tempi di Coronavirus in cui la famiglia naturale si sta dimostrando unico vero architrave dell’Italia – conclude Gandolfini -, pensare di sottrarre per via giurisprudenziale una delle due figure genitoriali è un attentato alla tenuta e alla tradizione sociale del nostro paese”.

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