Vendola, altolà a Renzi: “Cambi verso. Il Parlamento è umiliato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:00

Nemmeno la rottura del patto del Nazareno, stretto più di un anno fa con l’arcinemico Berlusconi è riuscita a ricomporre la frattura tra il Nichi Vendola e Matteo Renzi. A queste condizioni ripensare a una nuovo centrosinistra modello Prodi è quasi impossibile. L’ultima bordata il leader di Sel l’ha lanciata oggi nel corso di una conferenza stampa alla Camera e riguarda il percorso riformatore avviato dal governo delle larghe intese, soprattutto per quanto riguarda la Costituzione. “Il patto del Nazareno era stato presentato come un punto di svolta epocale, ma oggi è crepato  – ha commentato il governatore della Puglia – . Oggi il Parlamento è umiliato e offeso, ridotto a un votificio, cosa dovrebbe varare?”.

Le modifiche che l’esecutivo vorrebbe apportare alla Carta fondamentale secondo Vendola sono un “grave errore e rischio. Occorrerebbe trarre una conseguenza politica dalla morte dell’accordo con Forza Italia, altrimenti il morto vive e produce gli effetti di un morto che ancora è capace di influenzare i vivi”. Una metafora macabra che serve per lanciare un appello al presidente del Consiglio: “Vorremo chiedere a Renzi e al Pd se non è il caso di fermare la macchina, perché la Costituzione è anima del Paese e l’idea che possa essere cambiata con l’imprimatur berlusconiano la troviamo contraddittoria. Bisogna fermarsi a discutere senza camicie di forza che stanno umiliando il Parlamento”.

Renzi, insomma, dovrebbe cambiare rotta e riportare il Pd nell’alveo della sinistra tradizionale, così Vendola invita il premier a guardare a quanto sta avvenendo il Grecia. “Dovrebbe però esprimere la solidarietà al popolo italiano alleandosi con Tsipras, in una battaglia per cambiare verso alle politiche europee – ha detto – Abbattere il muro di Berlino, abbattere il muro dell’austerity, sono le necessità del momento. Se Renzi dovesse cambiare verso non potremmo fare altro che applaudirlo”. Anche perché “Non si può esprimere solidarietà a Alexis Tspiras e al popolo greco e continuare a essere subalterni alla religione dell’austerity. Non si può dire ‘vogliamo superare l’austerity rispettandone i vincoli”.

 

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