Terremoto, lacrime e preghiere nella notte in ricordo delle vittime

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:14

Duecentoquarantanove rintocchi di campana, tanti quante le persone che, in quella tragica notte del 24 agosto di un anno fa, persero la vita sotto le macerie di Amatrice e Accumoli, provocate dal terremoto del Centro Italia. Un ricordo doloroso, una ferita ancora apertissima sul volto dell’Italia intera che, a distanza di 12 mesi, si trova di fronte a uno scenario che trasuda ancora devastazione. Dopo un anno difficile, reso ancora più complesso dal durissimo inverno scorso, la popolazione di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto si è stretta in un unico abbraccio, organizzando veglie di commemorazione e fiaccolate in memoria dei propri cari scomparsi. Nella città laziale, simbolo degli eventi sismici dello scorso anno, sono giunte numerose persone provenienti dai paesi vicini, per manifestare la propria solidarietà e quella vicinanza che, in questi mesi, non è mai mancata fra gli abitanti della zona.

Lacrime e commozione

Telefoni spenti, telecamere assenti: solo il silenzio, la preghiera e la commozione hanno accompagnato la marcia che, dalle zone agibili del centro (Piazza Sagnotti), ha raggiunto il parco “Don Minozzi”, dove il sindaco Sergio Pirozzi ha scoperto il monumento eretto in memoria delle vittime (raffigurante la storica moneta Fidelis Amatrix) e la campana ha suonato i 249 rintocchi, uno per ognuno di loro. Davanti agli occhi delle persone presenti al “Don Minozzi”, si stagliano le macerie di quello che fu il corso di Amatrice, ancora lì, in attesa che gli interventi di rimozione possano concretamente avviarsi. Viene letta, attraverso il libro “Gocce di memoria”, anche la biografia di chi non ce l’ha fatta interrotta, di tanto in tanto, dalle lacrime dei lettori.

I rintocchi del futuro

Un solo anno ma che assume l’aspetto di un periodo decisamente più lungo, osservando quanto resta ancora da fare per restituire una speranza concreta agli abitanti di Amatrice, Accumoli, Arquata e delle frazioni dimenticate, rimaste nelle stesse condizioni di 12 mesi fa. C’è attesa, forza d’animo, voglia di non mollare nonostante tutto. Ma c’è anche bisogno di agire velocemente, per alimentare la speranza di un futuro ancora troppo incerto. Questa notte il paese si è fermato nuovamente alle 3.36, unendosi in un comune abbraccio. C’è spazio per il raccoglimento, per un silenzio carico di dolore che solo il suono della campana può interrompere. Duecentoquarantanove volte.

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