Sardine a Palermo, la carica dei 4 mila

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:49

Iniziano a prenderci gusto le “sardine”. Dopo aver invaso le piazze di Bologna e Modena, il movimento spontaneo anti-odio politico ha fatto il pieno anche a Palermo, dove 4 mila manifestanti, senza simboli ma con tanti pesci sagomati, hanno preso possesso di Piazza Verdi, ai piedi del Teatro Massimo. Un gruppo tutt'altro che omogeneo, composto da giovani e anziani e, addirittura, dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sceso in piazza con tanto di sardina rossa. Un altro raduno di massa che certifica la crescita di un movimento che, fino a pochi giorni fa, veniva considerato alla stregua di un flash mob e che ora, invece, inizia a guadagnare rilevanza sempre maggiore. E questo, anche grazie alla semplicità dell'appello, che corre via social attraverso l'hashtag (in questo caso) #Palermononsilega. Scelta ponderata persino nel simbolo delle manifestazioni: un pesce, simbolo del mutismo contro una politica populista dai toni accesi e dai contenuti ritenuti retorici.

La piazza

In attesa delle grandissime piazze (ad esempio Roma) le “sardine” iniziano ad accrescere il loro volume, arrivando a radunare ogni volta migliaia di persone tra ragazzi, ragazze, giovani e meno giovani: “Cari populisti avete teso troppo la corda e ora si è spezzata – dice parlando al megafono una ragazza -. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di una comunicazione vuota. Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero. Adesso ci avete risvegliato”. E allora, tra “Bella ciao” e altri cori intonati tutti insieme, ecco che la manifestazione è anche l'occasione per rendere chiaro che, pur essendo nato come appuntamento da passaparola, quello delle “sardine” è un movimento che non risparmierà di discutere di politica, anche se non quella dei palazzi: “Noi reclamiamo la politica del confronto vero e dei valori – ha detto Leonardo Spilla. E siamo qui per dire che consideriamo la diversità una ricchezza. Finora c’è stata una narrazione aggressiva. Invece abbiamo bisogno di una politica che sappia prima di tutto ascoltare le ragioni degli altri”.

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