Uno Bianca, 25 anni fa l'arresto della banda

ULTIMO AGGIORNAMENTO 3:27

E'trascorso un quarto di secolo dalla scia di sangue che terrorizzò l’Italia centrale. A 25 anni dagli arresti dei componenti della banda della Uno Bianca, Rimini ha ricordato le vittime del gruppo criminale guidato dai fratelli Savi protagonista di 24 omicidi e 102 ferimenti fra Emilia Romagna e Marche. Lo ha fatto con un convegno intitolato “I falsi misteri d'Italia e il caso della Uno Bianca” promosso dall'associazione JF Kennedy nel giorno in cui, 25 anni fa, la banda venne fermata dalle indagini della procura di Rimini.

Per non dimenticare

Al convegno, che si è svolto al Teatro degli Atti della città romagnola, riferisce l’Ansa, hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, il presidente dell'Associazione familiari vittime della Uno Bianca, Rosanna Rossi Zecchi, lo scrittore Carlo Lucarelli, Daniele Paci, magistrato che coordinò le indagini sulla banda; il teologo Vito Mancuso; Armando Spataro, ex Procuratore di Torino e il politico e scrittore,  Walter Veltroni. A memoria di quei terribili fatti che, con l'omicidio della guardia giurata Giampiero Picello il 30 gennaio del 1988 insanguinarono anche la città, il comune di Rimini, dedicò alle vittime di quella ferocia un'area verde, un giardino realizzato accanto alla vecchia circonvallazione a pochi passi da largo Valturio, dove un tempo sorgeva la stazione della ferrovia Rimini-Novafeltria. Qui sono stati piantati a ricordo alberi di mandorlo, uno per ogni vittima, ponendo ai piedi di ognuno una targa col nome grafitato in coccio di Impruneta. Intanto è tornata al proprio posto la targa commemorativa con i nomi delle 24 vittime della banda della Uno bianca, danneggiata dopo essere stata rubata dal parco a loro dedicato in viale Lenin, a Bologna.

Feroci rapinatori

Il raid vandalico era avvenuto lo scorso marzo e, qualche giorno dopo la sparizione, la targa era stata ritrovata da due carabinieri fuori servizio lungo una strada di campagna, fra Budrio e Granarolo. Durante una breve cerimonia e dopo i lavori di restauro, è stata ricollocata alla base del monumento. “E' stata sanata una ferita e spero che non capiti più”, ha commentato Rosanna Zecchi, che aveva scoperto e denunciato la scomparsa della targa. “Eravamo rimasti molto male – ha aggiunto – perché era stata divelta con rabbia e questo ci ha dato molto fastidio, speriamo che adesso la lascino in pace”. Il 6 marzo del 1996 si sono conclusi i processi con la condanna all’ergastolo per i tre fratelli Roberto, Fabio e Alberto Savi e per Marino Occhipinti; 28 anni di carcere per Pietro Gugliotta scalati poi a 18. Luca Vallicelli invece patteggiò una pena di 3 anni e 8 mesi.  Il 21 novembre di 25 anni fa fu arrestato il primo dei fratelli Savi, Roberto, anima della banda della Uno bianca formata prevalentemente da poliziotti in servizio. In sette anni, dal 1987 al 1994, fra Emilia Romagna e Marche, la banda uccise 24 persone e ne ferì 102.  La procura di Rimini, dopo aver valutato e indagato su tutte le piste, concentrò gli sforzi sull’ipotesi che la sanguinaria banda fosse composta da feroci rapinatori, addestrata militarmente, mossi anche da odio razziale, ma motivati soprattutto dalla ricerca del bottino che ammontò a circa 2 miliardi di lire. Questo salto investigativo permise al pubblico ministero Daniele Paci, insieme agli ispettori Luciano Baglioni e Pietro Costanza, di dare un volto e di arrestare i componenti della banda: i poliziotti Roberto e Alberto Savi, Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti, Luca Vallicelli, oltre a Fabio Savi l’unico non poliziotto, fratello di Roberto e Alberto.  La ricostruzione della Procura di Rimini resse l’esame di tutti i gradi di giudizio e i membri della banda vennero condannati a Rimini, a Pesaro e a Bologna.

Cosa c’è dietro

Nonostante i fatti accertati e le verità processuali non si è mai spento l’eco del “complottismo”.  Con la domanda “Cosa c’è dietro?” la vicenda della Uno bianca è stata inserita, spesso e nonostante tutto, nel lungo elenco dei misteri d’Italia. Un “docu-film” è stato realizzato dall'Assemblea Legislativa regionale, all'interno del progetto 'Concittadini' e in collaborazione con l'Associazione dei famigliari delle vittime della banda della Uno Bianca, per riflettere sulla storia della banda criminale che insanguinò l'Emilia-Romagna negli Anni '90. La pellicola. che ha visto la regista Enza Negroni coordinare 240 ragazzi della scuola “Laura Bassi” di Bologna,  è stata intitolata “Uno Bianca” ed è stata proiettata in prima visione assoluta al cinema Odeon del capoluogo regionale. L'opera racconta come i giovani di oggi vedono la vicenda della banda guidata dai fratelli Savi. Ogni anni si tiene la cerimonia commemorativa dell'eccidio dei tre carabinieri (Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini), uccisi dai killer della banda la sera del 4 gennaio del 1991.

Raid senza scrupolo

“I due fratelli Savi, condannati entrambi all'ergastolo, erano i leader, insieme al terzo fratello Alberto,  della banda della Uno Bianca che tra il 1987 e il 1994 uccise 24 persone e ne ferì oltre cento – ricostruisce l’Huffington Post-. Alberto e Roberto erano entrambi poliziotti, mentre il fratello Fabio non riuscì a entrarvi per via di un difetto alla vista. Il loro scopo era arricchirsi attraverso rapine, non avendo lo scrupolo di uccidere chiunque si mettesse in mezzo alle loro azioni. Sono ricordati come “banda della uno Bianca” perché in alcuni loro raid utilizzarono l'auto della Fiat allora molto diffusa e facile da rubare”.

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