RENZI: “IL PROSSIMO ANNO TOGLIAMO TASI E IMU”. MA LE COPERTURE?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:47

“Il prossimo anno togliamo Tasi e Imu per tutti. Non è possibile continuare questo giochino”. L’annuncio choc fatto da Renzi a Pesaro ha inevitabilmente portato alla mente la promessa che Berlusconi fece in diretta tv quando annunciò l’abolizione dell’Ici sulla prima casa. Inevitabili le immediate polemiche, soprattutto da parte del centrodestra. Ma al netto delle diatribe di partito, ciò che fa riflettere sono le perplessità di chi non ha interessi di bottega da mettere sul piatto della polemica ma è più incline ad un’analisi tecnica.

L’eliminazione delle tasse – secondo il Codacons, associazione di consumatori – potrebbe trasformarsi in un boomerang a danno dei contribuenti, i quali potrebbero subire come conseguenza un inasprimento della pressione fiscale locale. “Siamo senza dubbio favorevoli alla totale eliminazione dell’Imu e della Tasi, tasse ingiuste e discriminatorie – spiega il Presidente Carlo Rienzi – ma il vero problema è quello delle coperture: le due imposte, infatti, garantiscono entrate superiori ai 25 miliardi di euro annui. Se i Comuni vengono privati di tale risorsa, e se dallo Stato centrale non arriveranno soldi sufficienti a coprire il “buco” prodotto dalla cancellazione di Imu e Tasi, le amministrazioni comunali reagiranno aumentando la tassazione locale, come sempre avvenuto negli ultimi anni”.

“Il rischio concreto è quindi quello di una beffa a danno dei contribuenti – prosegue Rienzi – Si eliminano le due tasse ma si aumentano tutte le altre imposte locali, situazione che potrebbe portare i cittadini a pagare addirittura di più rispetto l’attuale tassazione”.

La Cgia (associazione di artigiani e piccole imprese) di Venezia, dal canto suo, lancia la ‘sfida’ al premier chiedendogli di spiegare piuttosto “dove recupererà entro la fine dell’anno i circa 18 miliardi di euro necessari per sterilizzare le clausole di salvaguardia”. Questo, ricordano gli artigiani mestrini, per evitare entro l’inizio del 2016, gli aumenti delle accise sui carburanti, l’incremento degli acconti Irpef e Ires e il ritocco all’insù dell’Iva.

Senza contare, osserva la Cgia, che entro la fine di quest’anno dovranno essere reperiti altri 1,5 miliardi per estendere anche al 2016 la decontribuzione totale a beneficio delle aziende che assumono a tempo indeterminato e altri 2,1 miliardi, dopo le sentenze della Consulta, per consentire la reindicizzazione delle pensioni e il rinnovo dei contratti dei lavoratori del pubblico impiego.

“Sia chiaro – spiega Paolo Zabeo, della Cgia – noi facciamo il tifo per il premier Renzi. Questo Paese ha bisogno di una forte riduzione delle tasse. Siamo sicuri, così come è avvenuto con il bonus degli 80 euro, che troverà i 4,5 miliardi di euro per azzerare Imu e Tasi sulla prima casa”. “Mentre attendiamo con fiducia la disposizione con cui ci comunicherà la copertura, ci può anticipare – conclude – dove recupererà entro la fine del 2015 gli altri 22,4 miliardi necessari per evitare l’aumento dell’Iva, il ritocco all’insù delle accise sui carburanti e per rispettare le disposizioni stabilite della Corte Costituzionale?”.

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