Niente Cdm, il Sicurezza bis slitta al dopo-elezioni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 3:18

Nulla di fatto per il decreto Sicurezza, nemmeno dopo la revisione dei suoi punti salienti. E, nonostante il vicepremier Salvini abbia perorato la causa del dl spiegando a “Porta a porta” che “alcune criticità sono state superate in questo testo” e che “è pronto ed è a prova di approvabilità”, il Consiglio dei ministri è slittato e l'approvazione del testo con lui: “Se per motivi non tecnici ma di altra natura – ha detto il ministro dell'Interno – c'è chi preferisce che il dl Salvini venga approvato la settimana prossima non mi do fuoco, lo approveremo la settimana prossima”. A fare chiarezza ci ha pensato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il quale, dopo un lungo colloquio al Quirinale con Mattarella (poi i due sono stati raggiunti proprio dal vicepremier leghista), ha fatto sapere di aver “sentito Salvini e Di Maio e convenuto che è complicato tenere un Cdm domani o dopodomani per cui lo abbiamo rinviato alla settimana prossima, nel primo giorno utile”.

Novità sul decreto Famiglia

La partita si giocherà dunque dopo le Europee e va in archivio una settimana di fuoco per il governo, con uno scontro aperto fra le due forze della maggioranza che, nei giorni scorsi, non aveva risparmiato nemmeno il premier. Per quanto riguarda il decreto Sicurezza bis, in fase di Cdm era stato il presidente Mattarella a riscontrare alcune criticità legate a diversi punti del dossier ma, nonostante la revisione di due giorni fa, la questione sembra essere rimasta invariata. Sul decreto Famiglia, quello proposto da Luigi Di Maio, si dovrebbe passare a un disegno di legge, perlomeno stando a quanto riferito da fonti di governo, passando a ddl in quanto sarebbe stata riscontrata (in seguito ai rilievi della Ragioneria dello Stato in materia di coperture) la mancanza dei requisiti di necessità e urgenza. Anche di questo, a ogni modo, si discuterà dopo le elezioni.

Bagarre continua

Una decisione, quella di Conte, che mira in qualche modo a sottrarre i due decreti dalle possibili strumentalizzazioni che, in una fase alquanto concitata dell'esecutivo, potrebbero essere il rischio maggiore. Lo stesso Conte, nei giorni scorsi, era finito nel mirino del sottosegretario Giorgetti, il quale ne aveva messo in dubbio l'imparzialità e che, oggi, è tornato alla carica mettendo nel mirino tutto lo staff governativo: “La mia riflessione – ha detto in un colloquio con la stampa estera – è che se c'è un governo del cambiamento deve farlo e non vivere di stallo, deve fare le cose. Faccio questa riflessione dopo settimane in cui il governo ha avuto problemi. Non accuso nessuno, tantomeno il premier, ma così non si può andare avanti, senza affiatamento. Questo affiatamento va ritrovato, sennò non si va avanti”. Parole che, stavolta, hanno trovato la replica del vicepremier Di Maio: “Ogni giorno, da circa un mese, c'è qualcuno, e non del M5s, che minaccia la crisi di governo e fa la conta delle poltrone in base ai sondaggi. Si pensi al Paese”.

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