Meteo: quando diffidiamo della scienza

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:57
bassa pressione

Meteo sì, meteo no. Dilemma lecito, perché alla fine possiamo anche avere le app sugli smartphone, ma ci ritroviamo scettici col naso all'insù. Eppure, i modelli matematico-scientifici si sono evoluti di tanto rispetto a qualche anno fa. Come sottolinea Il Venerdì di Repubblica, oggi le previsioni nell'arco di cinque giorni sono affidabili quanto quelle a tre giorni di vent'anni fa. Ma la solidità scientifica della meteorologia, che si avvale per oltre il 90% dei satelliti e di sistemi di rilevazione precisi, è minacciata dal web. Fra app e siti online, è ampio il numero di titoli sensazionalistici, fatti a discapito di una corretta informazione. “La cosa importante è fare una distinizione fra prudenza ed allarmismo” ha sottolineato a Interris.it Marina Baldi, climatologa del Centro Nazionale delle Ricerche.

Professoressa Baldi, perché a Roma sono state chiuse le scuole per l'allerta meteo?
“Si tratta di decisioni prese a livello locale sulla base di alcune condizioni. Le previsioni meteo per la giornata di oggi su Roma erano tali da far prevedere delle precipitazioni più intense rispetto a quello che sono state, anche se le raffiche di vento e i rovesci sono stati importanti. In certi casi è meglio prevenire che mettere la popolazione in difficoltà”.

C'è chi parla di tempesta di Santa Lucia. C'è da temere il grande freddo?
“Quello di oggi è stato un episodio abbastanza isolato, il primo degli episodi freddi con neve a bassa quota a circa 700 metri nella parte nord del Paese, però è già in esaurimento. Dalla fine di oggi e già domani ci aspettiamo un miglioramento delle condizioni meteo. Già Domenica, inoltre, troveremo una circolazione diversa: sul Mediterraneo ci sarà un afflusso di masse d'aria provenienti dal Nord Africa molto più caldo e con meno precipitazioni, che porteranno le temperature anche al di sopra della norma, soprattutto al Centro Sud e nelle isole”.

Siamo, quindi, in una fase di transizione?
“Sì, le masse d'aria più calde dureranno fino all'ingresso di perturbazioni di origine atlantica, anche se non sembra si raggiungeranno temperature fredde come ieri e oggi. Ci aspetta, comunque, un weekend mite. Al momento non sembra ci siano condizioni per un grande freddo, ma non possiamo saperlo da qui a Natale. Ci si aspetta un ritorno di perturbazioni, ma non sembra di grande freddo”.

Fra le app c'è la tendenza “wet bias”, cioè una propensione a scegliere la percentuale che prevede precipitazioni. Perché?
“Si tratta di decisioni prese intorno a tavoli tecnici. Davanti a situazioni complicate come quella di oggi, per esempio, il tavolo tecnico deve uscire con qualcosa che non può essere puntuale per un quartiere di Roma, ma deve adattarsi a tutta l'area metropolitana e allora, sapendo che, una certa porzione d'area potrebbe trovarsi davanti a precipitazioni importanti, si preferisce dare un avviso alla popolazione”.

Le app utilizzate sugli smartphone sono allineate alle vostre?
“Per quanto mi riguarda, io non utilizzo app. Ci sono canali pubblici con messaggi molto chiari, come il sito nazionale dell'Aeronautica Mililtare o della Protezione Civile. Un mio collega diceva che si salvano poche app. Io sinceramente un classifica delle app non posso farla. Qualche dubbio, però, potrei averlo”.

In merito a cosa?
“Non è chiaro in taluni casi da dove provenga l'informazione di alcune app. Chi c'è dietro? Ci sono professionisti o persone che mettono insieme quello che trovano in rete? Ci sono app ufficiali che sono attendibili”.

Molti siti fanno del sensazionalismo…
“Sì, anche noi ne siamo consapevoli. Sta a noi, che lavoriamo nel settore, far passare il messaggio che certi siti forse non danno l'informazione nel modo corretto. C'è un lavoro di concerto fra il Servizio Meteorologico Nazionale, l'Aeronautica Militare, i Servizi Regionali, il tavolo di Protezione Civile che raccoglie tutte le informaazioni meteo e mette tutto a sistema. La catena è complessa e vede coinvolte diverse competenze, anche se le previsioni non sono valide al cento per cento. Essere prudenti è una cosa. Fare dell'allarmismo no”.

Le previsioni meteo nonostante la struttura scientifica, si prestano al catastrofismo…
“È un discorso che stiamo facendo seriamente con chi si occupa di comunicazione, cercando di non arrivare al sensazionalismo, perché quando c'è troppo allarmismo, questo porta a tirarsi indietro. Il Cnr ci sta lavorando in concerto con l'ufficio stampa per capire il punto di vista degli scienziati e studiosi e chi deve comunicare i risultati di quella materia. Ci sono diversi studi sulle notizie meteo fuorvianti, e non solo sul meteo. Insieme ai giornalisti, per esempio, si cerca insieme all'esperto di dare la giusta visione al problema”.

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