In Basilicata il forziere dell’oro blu

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:01

All'acqua troppo abbondante o troppo scarsa è legato il 90% dei disastri naturali, con le zone aride e le zone umide che, complici i cambiamenti climatici, vedono inasprirsi le rispettive condizioni di aridità e umidità. Dalla disponibilità di acqua, e di acqua pulita e non contaminata, dipendono non solo la salute, ma anche la produttività lavorativa e la continuità dell'istruzione: per queste ragioni l'approvvigionamento idrico è uno strumento di inclusione sociale. Da anni, l’acqua pubblica è al centro del dibattito politico In Italia. “Già otto anni fa, il 12 e il 13 giugno 2011, gli elettori italiani avevano votato a favore dell’abrogazione di due norme in materia, in due diversi quesiti referendari: uno contro la possibilità di privatizzare la gestione dei servizi idrici, l’altro su un aspetto più complesso, ossia la remunerazione per il capitale investito dal gestore del servizio idrico – riferisce l’Agi -. Nonostante la vittoria dei “sì” in entrambi i quesiti, da allora poco è cambiato nella gestione dell’acqua pubblica.

I “padroni” dell’acqua

Le reti idriche sono di proprietà pubblica ed è vietata la loro vendita a soggetti privati, anche se la società acquirente avesse capitale interamente pubblico. In base al decreto-legge numero 112 del 2008, la loro gestione può essere però affidata a soggetti privati. Secondo i dati di Utilitalia (la federazione che rappresenta la quasi totalità degli operatori dei servizi idrici in Italia), oltre la metà degli abitanti residenti nel nostro Paese (il 53 per cento) riceveva un servizio erogato da società interamente pubbliche. “Poco più di tre italiani su 10 invece (il 32 per cento) lo riceveva da società miste a maggioranza o controllo pubblico, mentre un 12 per cento direttamente dall’ente locale (la cosiddetta “gestione in house”, possibile solo a determinate condizioni, tra cui il capitale interamente pubblico della società affidataria) – evidenzia l’Agi -. Del restante 3 per cento, un 2 per cento della popolazione italiana era servita da società private e l’ultimo 1 per cento da società miste a maggioranza o controllo privato. Nell’Unione Europea, il settore idrico è regolato a livello comunitario  da diverse normative, come la direttiva quadro sulle acque e quella sull’acqua potabile, che delineano un quadro comune europeo, la cui attuazione però poi cambia a seconda dei Paesi”. In sostanza, queste regole comunitarie stabiliscono gli standard di qualità minimi che devono essere garantiti in tutti i Paesi membri. Come raggiungere questi livelli è lasciato alla discrezionalità dei legislatori nazionali.

Quattro poli

È stato inaugurato a Metaponto (Matera) alla presenza del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, il centro di ricerca congiunto Eni-Cnr dedicato alla promozione di soluzioni e tecnologie innovative per l'efficienza e l'ottimizzazione della gestione delle acque volte a una corretta valorizzazione delle risorse idriche. Le attività si svilupperanno su tre direttrici progettuali: l'ottimizzazione dell'uso dell'acqua in agricoltura, le tecnologie avanzate di riutilizzo di acque urbane e industriali e la gestione ottimale delle acque sotterranee costiere e dei rischi di salinizzazione, per un investimento economico di oltre 7 milioni di euro in 5 anni (2019 -2024). L'avvio del centro si inquadra all'interno della collaborazione a livello nazionale fra Eni e Cnr(Joint Research Agreement) siglata lo scorso 24 marzo che prevede la costituzione di quattro poli di ricerca di eccellenza nel Mezzogiorno per uno sviluppo ambientale ed economico sostenibile. Il centro di ricerca congiunto nella fase iniziale prevede l'impegno di 13 ricercatori e tre assegnatari di borse di dottorato dell'Università della Basilicata e disporrà di laboratori dotati di strumentazioni tecnologiche d'eccellenza e di 2 serre sperimentali, riferisce l’Agi.  

Tariffe e regolamentazioni

In Italia, Germania, Francia e Spagna le reti idriche sono esclusivamente di proprietà dello Stato e vige un mix tra tre sistemi di gestione: pubblica diretta, pubblica delegata e privata delegata. Solo in Inghilterra e Galles esistono infrastrutture idriche gestite da privati e di loro proprietà, ricostruisce l’Agi. In Italia le reti idriche sono pubbliche e la loro gestione nella quasi totalità dei casi è in mano al settore pubblico o a società dove il capitale privato rappresenta la minoranza. Anche negli altri grandi Paesi dell’Europa continentale (Francia, Germania e Spagna) vige un sistema in cui la proprietà è solo pubblica mentre la gestione può essere pubblica, mista o privata. In due nazioni del Regno Unito (Inghilterra e Galles), le reti sono di proprietà privata e gestite da privati, anche se sulle tariffe e le regolamentazioni esiste un controllo da parte dello Stato. 

Economia circolare

Il tema della disponibilità di acqua dolce rivestirà un ruolo sempre più rilevante nel prossimo futuro e per questo l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite ha inserito tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile l'accesso sicuro alla risorsa idrica. In linea con questo obiettivo, i ricercatori Eni e Cnr lavoreranno insieme in quello che è destinato a diventare un centro di riferimento per quanto riguarda la ricerca nell'ambito dell'economia circolare per tutto il Mediterraneo. Un particolare impegno inoltre sarà dedicato alla promozione di soluzioni e tecnologie innovative in grado di aumentare la produttività e l'efficienza dell'uso dell'acqua nel comparto agricolo e alla mitigazione degli impatti crescenti della siccità nel Mediterraneo. Nel corso dell'evento, evidenzia l’Agi, sono stati anticipati i risultati dello studio “Opportunità per la Basilicata”, che nasce dalla collaborazione di Eni con le eccellenze scientifiche e tecnologiche del Mezzogiorno: Cnr-Alsia di Metaponto, Enea della Trisaia, Università della Basilicata, Fondazione Eni Enrico Mattei di Potenza ed Università Federico II di Napoli. Lo studio intende fornire un contributo per valorizzare le risorse energetiche e le potenzialità legate al territorio della Basilicata attraverso 11 traiettorie tecnologiche prioritarie per uno sviluppo “innovation-driven”. I risultati, sottolinea l’Agi, saranno utilizzati per individuare congiuntamente agli stakeholder regionali e locali le linee di potenziali interventi nei settori dello Smart Farming, della Bioeconomia ed Economia Circolare, dell'Energia e Mobilità sostenibili e dell'Industria culturale e creativa nell'ambito di una progettualità partecipata per la creazione di valore nel lungo periodo.

Come funziona nel resto d’Europa

All’interno del quadro comune di regole europee ogni Stato Ue ha le proprie peculiarità. Queste sono state raccolte nel rapporto “The governance of water services in Europe”, pubblicato a marzo 2018 da EurEau (la Federazione europea dei servizi idrici), che usiamo qui come fonte per vedere qual è la situazione nei principali Paesi europei. In Germania, secondo i dati di EurEau, quasi il 40 per cento della fornitura idrica è sotto una gestione pubblica delegata: l’ente pubblico nomina una società controllata direttamente dall’ente pubblico per la gestione della rete idrica, che è di proprietà dello Stato. “Il restante 60 per cento, invece, è sotto gestione privata delegata- precisa l’Agi-. Rispetto al caso precedente, la società designata per la gestione dell’acqua non è controllata da un ente pubblico, ma è privata, e attraverso una gara ottiene una concessione con scadenza dopo alcuni anni. Esiste anche una piccola porzione di acqua gestita direttamente dal pubblico, ma che non arriva neppure all’1 per cento del totale”. Nel Regno Unito, la gestione dell’acqua cambia tra le singole nazioni. In Inghilterra e Galles, i servizi idrici funzionano sotto il modello della gestione privata diretta: la gestione e, a differenza dell’Italia, anche la proprietà delle reti idriche sono affidate a società private. Le tariffe, però, hanno dei limiti che sono imposti dalla Water Services Regulation Authority (Ofwat), che è un ente governativo, indipendente, con il compito di controllare e regolamentare l’operato dei privati. In Scozia e Nord Irlanda, invece, i servizi idrici funzionano sotto il modello della gestione pubblica delegata.

I modelli francese e spagnolo

Secondo i dati EurEau, i francesi, così come gli italiani, possono ricevere l’acqua da tre tipi di gestione diversa: gestione pubblica diretta; gestione pubblica delegata; e gestione privata delegata. Come spiega un approfondimento del Gruppo Hera (che gestisce servizi idrici in alcune regioni italiane), in Francia la gestione dell’acqua è però caratterizzata “da una grande frammentazione” e “a volte nello stesso comune convivono per i diversi settori della filiera soluzioni diverse”. Come in Italia, le reti idriche francesi non possono essere date in proprietà a privati. I tre modelli presenti in Francia sono presenti anche in Spagna, dove il 10 per cento della popolazione riceve l’acqua da reti a gestione direttamente pubblica. Il 56 per cento degli abitanti è servita con il modello della gestione pubblica delegata, mentre un 34 per cento da società private che hanno ricevuto in concessione la gestione dell’acqua pubblica.

Indennizzo ai gestori estromessi

“La tutela dei beni comuni è un valore essenziale, che dobbiamo adoperarci per presidiare a tutti i livelli. Intendiamo approvare in tempi celeri una legge sull’acqua pubblica, completando l’iter legislativo in corso”, ha affermato il premier Giuseppe Conte nel suo discorso sulla fiducia alla Camera. Secondo uno studio realizzato da Oxera, per sostenere il servizio idrico in assenza di tariffa, si dovrà far leva sulla fiscalità generale e si potrebbe arrivare, almeno nel primo anno, a un costo di 22,5 miliardi (15 miliardi iniziali una tantum e 6-7 miliardi all’anno). “Per il centro studi Ref Ricerche la nuova riforma farebbe sborsare allo Stato, solo come costi una tantum, 10,6 miliardi per il rimborso dei finanziamenti dei gestori e 4-5 miliardi per l’indennizzo ai gestori estromessi- specifica l’Agi-. Da sottolineare che queste cifre sono contestate dal Forum dell’Acqua secondo cui, al contrario, eliminando gli utili e i “costi non quantificati correttamente”, la tariffa idrica potrebbe coprire tutti i costi della gestione e degli investimenti e portare a una riduzione delle tariffe, vale a dire del costo della bolletta, del 25-30%”.

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