Crollano le richieste d'asilo in Italia: -58% nel 2018

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:51

L'Italia vede diminuire drasticamente il numero di richieste d'asilo sul suo territorio nel 2018. Il fenomeno della diminuzione dei migranti permanenti e dei flussi migratori è presente nella maggior parte dei paesi sviluppati del mondo, Stati Uniti e Germania in primis. Nel nostro paese si è registrato un vero e proprio crollo delle domande. Sono infatti più che dimezzate, con un calo del 57,8% in un solo anno, dopo gli anni del boom di domande a livello mondiale di richieste d'asilo, il 2015 e i 2016, e sono diminuiti sia i permessi di lavoro che i permessi umanitari. Tra chi parte dal proprio paese e intende rifarsi una vita qui ci sono gli abitanti di Pakistan, Nigeria (anche se decisamente in calo), Bangladesh, ma anche centroamericani di El Salvador, quelli che hanno registrato la crescita del numero di domande più alta tra il 2017 e il 2018. Risultiamo ottavi come paese di destinazione tra quelli dell'Ocse e anche sotto la media della quota di migranti permanenti in rapporto alla popolazione. La media Ocse è dell'0,8%, quella italiana dello 0,4%. Intanto diminuiscono di due centesimi di punto “gli italiani all'estero”, i nostri concittadini che emigrano. Sul tema dell'emergenza migratoria, interviene il direttore della Direzione occupazione, lavoro e affari sociali dell'Ocse Roberto Scarpetta: “Italia lascia sola, serve sostegno europeo per affrontare la crisi”. 

Cos'è il Migration Outlook

È la pubblicazione annuale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che analizza le politiche e le dinamiche migratorie all'interno dei paesi membri, che comprendono Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Australia, Svezia e Regno Unito. Viene presentata a Parigi. Quella di quest'anno si riferisce ai dati raccolti nel 2018. In merito all'Italia, il rapporto osserva come siano state presentate 95mila domande di asilo e il 32,2% di queste son state accolte. I principali paesi di provenienza di chi fa domanda sono il Pakistan, con 7.400 domande, Nigeria (5.100) e Bangladesh (4.200). Anche in quest'ambito, le dinamiche cambiano: sono aumentate di 900 unità in un anno le domande presentate da cittadini di El Salvador mentre sono scese notevolmente quelle dei cittadini nigeriani, -19.500. L'analisi segnala anche la forte contrazione dei permessi permanenti di lavoro e di quelli umanitari. Riporta RadioCor, l'agenzia del Sole 24 Ore, che nel primo caso la diminuzione è del 18%, sotto le 5mila unità (mentre in Germania sono saliti del 22%) nel secondo del 10%, scendendo a 31.800. Anche qui è la Germania a risultare più “generosa”; anche se con un calo del 40%.

L'intervento

Il tema dell'immigrazione in questi anni ha assunto maggior importanza nell'opinione pubblica, nel dibattito politico e nell'azione di governo in Italia. Risultando, forse, decisivo per lo spostamento di voti da una forza all'altra e per la polarizzazione dei cittadini. Una delle argomentazioni più in voga è stata quella che gli immigrati ruberebbero il lavoro agli italiani. Secondo l'Ocse, oltre due migranti su tre hanno un posto di lavoro e non rappresenterebbero un “pericolo” per i lavoratori italiani. “L'impatto dei migranti sui lavoratori locali è molto limitato”, ha detto il segretario generale dell'Ocse Angel Gurria. Sull'argomento è intervenuto, a margine della presentazione dell'International Migration Outlook a Parigi, il direttore della Direzione per l'occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell'Organizzazione Roberto Scarpetta. “Se ben gestite, le migrazioni possono fonire vantaggi economici e sociali sia ai paesi di destinazione sia a quelli d'origine. Tuttavia, non prendere in prendere in considerazione le opinioni e i timori relativi all'immigrazione sarebbe un grave errore perché riflettono un complesso insieme di problemi che devono essere pienamente compresi e trattati”. L'esperto ha aggiunto, in questi giorni in cui si parla di un automatismo della redistribuzione dei migranti tra i paesi dell'Unione europea: “L'Italia è stata lasciata sola per troppo tempo, ora ha bisogno di un sostegno a livello europeo per affrontare questa crisi in modo più efficace”.

Italiani all'estero

L'Italia è anche, da sempre, paese di partenza. All'inizio del '900 migliaia di italiani andarono a cercare fortuna negli Stati Uniti d'America. Poi in Nord Europa, come Belgio e Germania. Negli ultimi anni si parla molto dei “cervelli in fuga”, cioè le giovani eccellenze che devono trasferirsi altrove perché la Penisola non premierebbe il merito. Tra il 2017 e il 2018 il trend ha registrato una piccolissima inversione: i cittadini italiani che si sono trasferiti in altri paesi dell'Ocse sono calati dello 0,2%. Il 30% dei nostri connazionali è partito alla volta della Germania, il 16,7% della Spagna e l'11,% è andato nel Regno Unito. In totale, sono 172mila le persone che hanno lasciato l'Italia. Nel 2017 in 114mila hanno chiesto il trasferimento di residenza all'estero, la stessa cifra del 2016.  

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