Cdr e fiduciari Rai: “Futuro incerto, la riforma editoriale è non più rinviabile”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:30

In un comunicato l’Assemblea dei Comitati di redazione e dei fiduciari della Rai ha espresso “profonda preoccupazione per la pericolosa incertezza sul futuro del Servizio Pubblico“.

“La discussione sul rinnovo della Concessione – si legge nella nota – sembra arenata, il taglio del 10% del canone mette a rischio le risorse a disposizione, la mancata soluzione all’inserimento nella lista Istat imbriglia la Rai in un mercato che invece ha bisogno di dinamicità. In gioco sono l’autonomia e l’indipendenza della Rai, sempre di più sotto il giogo dei governi e delle maggioranze di turno. In questo modo si rende impossibile qualunque progetto di sviluppo. Il quadro peggiora con un vertice Rai troppo preso da guerre interne, incapace di mettere in campo progetti di riforma editoriale, urgenti quanto indispensabili”.

Quindi comitati e fiduciari chiedono al governo Gentiloniinterventi di emergenza per assicurare certezza di risorse nel medio lungo periodo e finalmente la liberazione della Rai dai partiti e dai governi. Così come alla Rai sollecitiamo l’apertura di un tavolo sulla riforma editoriale non più rinviabile. Le redazioni, i Cdr e l’Usigrai continuano a chiedere il cambiamento e a esserne il vero motore“.

Le stesse esigenze erano state manifestate durante la riunione dello scorso maggio andata in scena ad Assisi. In quella occasione i sindacati del servizio pubblico avevano anche analizzato il piano industriale presentato dal dg Antonio Campo Dall’Orto, il quale “si limita solo a una descrizione dell’esistente, a definire semplici linee guida, senza individuare precise azioni operative, senza prevedere concreti investimenti“. Il Cdr e i fiduciari denunciavano che “al di là degli annunci rispetto all’informazione ‘core business‘, in realtà l’informazione è la grande assente».

Nelle aspettative dei giornalisti del servizio pubblico, invece, “la Rai del futuro non può ridursi a semplice distributore di contenuti: il passaggio a media company, seppure imprescindibile, resta una scatola vuota se non si rimette al centro il prodotto e la sua qualità. L’indispensabile rivoluzione della Rai, spiegavano, “ad oggi non si vede. Eppure la recente riforma ha dato alla dirigenza aziendale poteri senza precedenti. Ancora una volta allora saremo noi a lanciare la sfida”

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