Bocciato il referendum sull’art. 18. Camusso: “Ricorso alla corte Ue per i licenziamenti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:47

La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito del referendum sull’articolo 18. L’iniziativa era stata della Cgil che aveva raccolto oltre 3 milioni di firme e puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa, che il provvedimento del Governo Renzi ha sostituito con il pagamento di un indennizzo al posto del reintegro sul posto di lavoro. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore. Ora bisognerà attendere le decisioni del Parlamento, che ha la possibilità di modificare le norme in vigore per evitare la consultazione referendaria. Più lontana, al momento, l’ipotesi di una crisi di governo che porti allo scioglimento delle Camere per impedire il voto popolare sulla materia. In particolare, sono allo studio nuove norme sull’utilizzo dei voucher e sulla loro limitazione per evitare forme di speculazione. Altrimenti la consultazione dovrà svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno.

La relatrice che ha illustrato la questione referendaria è stata Silvana Sciarra, allieva di Gino Giugni, padre dello Statuto dei lavoratori, che sarebbe stata favorevole all’ammissibilità. Il collegio, dopo le dimissioni di Giuseppe Frigo, era formato da 14 giudici.

La Cgil va avanti

“Continueremo questa battaglia nelle forme della contrattazione collettiva” ha commentato il leader della Cgil, Susanna Camusso in conferenza stampa.”Abbiamo notato in questi giorni che c’è stato un dibattito intenso sui quesiti referendari, che, a nostra memoria, non ci ricorda precedenti di analoga quotidiana pressione rispetto a come si sarebbe dovuto decidere. La Corte ha deciso di non ammettere uno dei quesiti. Noi siamo convinti che la libertà dei lavoiratori passi attraverso la loro sicurezza. Valuteremo la possibilità di ricorrere alla Corte Europea in merito ai licenziamenti. Non è che il giudizio della Corte di oggi fermi la battaglia sull’insieme della questione dei diritti”.

Campagna elettorale

Per quanto riguarda i due quesiti approvati dalla Consulta “oggi inizia la campagna elettorale e ogni giorno chiederemo al governo di fissare la data in cui si vota”. Voucher e appalti, sottolinea Camusso, non sono “un fenomeno marginale”. I primi, prosegue, “riguardano milioni di lavoratori nel nostro Paese, basti pensare che negli ultimi anni sono aumentati del 27 mila %”. I secondi interessano  “un milione di persone” e si tratta del settore “più inquinante” a livello lavorativo.

La discussione

Nei giorni scorsi il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, aveva fatto notare che “l’Avvocatura dello Stato ha opportunamente evidenziato le ragioni di un possibile rigetto dei quesiti referendari sul lavoro da parte della Consulta” in quanto “i quesiti sull’articolo 18 sono manipolativi perché il loro contenuto non è univoco e il loro esito favorevole sarebbe creativo di una disciplina del tutto nuova”. Di parere opposto il suo omologo alla Camera, Cesare Damiano, secondo il quale “sull’articolo 18 non c’è nulla di manipolativo, in un quesito che propone una abrogazione parziale e non totale della normativa”. La decisione della Consulta, peraltro attesa, taglia via i dubbi, in attesa delle motivazioni.

I voucher

La questione voucher era comunque una delle più controverse. Introdotti nel 2003 per regolare le prestazioni lavorative di tipo accessorio e di natura occasionale, erano stati pensati soprattutto per il settore agricolo. In poco tempo, però, il loro utilizzo si è ampliato notevolmente (baby sitter, lavoro domestico, commercio, lezioni private) e il governo Renzi aveva deciso che ogni singolo lavoratore potesse percepire fino a 7000 euro l’anno (il tetto precedente era 5000). Dal 2008 ad oggi i voucher hanno avuto una crescita enorme con un vero e proprio boom lo scorso anno, quando ne sono stati venduti oltre 145 milioni, con un aumento del 26,3% sull’anno precedente. Addirittura, secondo i dati della Uil, l’incremente è del 27.000% se si raffrontano i buoni-lavoro venduti nel 2008, 535.985, con quelli nel 2016 ben 145.367.954.

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