Belpaese tartassato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:37

Le famiglie italiane vedono sfumare la tredicesima in tasse e conguagli fiscali. Va ancora peggio alle imprese: il carico fiscale complessivo sulle aziende è pari al 59,1% dei profitti commerciali (era il 53,1% nella classifica precedente). In Ue è pari al 38,9% Il 12 per cento dei contribuenti italiani paga il 58 per cento delle tasse riscosse sul reddito. Chi paga integralmente le tasse per trattenuta alla fonte (lavoratori dipendenti e pensionati) sostiene e paga gran parte dell’Irpef. Al contrario, evidenzia QuiFinanza, l’Iva che grava soprattutto sul lavoro autonomo è la tassa più evasa d’Italia. 

Carico fiscale

Le imprese italiane sono le più tassate non solo rispetto alle concorrenti europee, ma anche a quelle di tutto il resto del mondo. A indicarlo, riferisce Tgcom 24, sono i dati del rapporto “Paying Taxes 2020” di Banca Mondiale e PwC. Secondo lo studio, il carico fiscale complessivo sulle imprese è pari al 59,1% dei profitti commerciali (era il 53,1% nella classifica precedente) a fronte di un “peso” globale del 40,5% ed europeo del 38,9%. Nel rapporto si spiega che l'aumento dipende dallo stop alla esenzione del 2016 dal contributo di previdenza sociale per i dipendenti neoassunti che non è stato successivamente stabilizzato.

Dichiarazioni e correzioni

Un altro dato negativo emerso dallo studio è che in Italia le imprese impiegano 42 ore per la richiesta di rimborso Iva, incluso il tempo speso per rispondere alle richieste ricevute nel corso delle verifiche fiscali dell'amministrazione finanziaria (18,2 ore la media mondiale; 7 ore la media a livello europeo). Il tempo di attesa del rimborso è di 62,6 settimane e copre un periodo di sei mesi (26 settimane) che intercorre tra l'acquisto del bene e la presentazione della dichiarazione Iva annuale (nel caso di studio condotto dal rapporto l'impresa non può richiedere il rimborso dell'imposta su base trimestrale). A livello globale il tempo stimato è di 27,3 settimane; a livello europeo 16,4 settimane. In Italia le imprese impiegano in media 5 ore per correggere un errore nella dichiarazione dei redditi, riportando un risultato migliore rispetto alla media mondiale ed europea (14,6 ore la media globale; 7 ore la media europea). La correzione di un errore nella dichiarazione dei redditi di per sé non comporta l'attivazione di una verifica fiscale e pertanto non vengono stimati i relativi tempi.

Contribuenti

 Su 60,48 milioni di cittadini residenti quelli che hanno presentato la dichiarazione dei redditi (i contribuenti dichiaranti) sono stati 41.211.336, ma quelli che versano almeno un euro di Irpef sono 30.672.866. Possiamo dedurre che il 49,29% degli italiani non ha reddito e quindi non paga nulla di Irpef. Ma un altro dato è più eclatante: i contribuenti delle prime due fasce di reddito (fino a 7.500 lordi l’anno e da 7.500 a 15 mila euro) sono 18.622.308, pari al 45,19% del totale e pagano solo il 2,62% di tutta l’Irpef (2,82% nel 2016). A questi contribuenti corrispondono 27,331 milioni di abitanti i quali, considerando anche le detrazioni, pagano in media circa 157,9 euro l’anno e, di conseguenza, si suppone anche pochissimi contributi sociali, e quindi con molte probabilità saranno dei futuri pensionati assistiti dalla collettività.

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