Tony Blair: “L’Europa è bloccata da troppa burocrazia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:03

L’ex premier laburista, Tony Blair, è stato intervistato dal direttore di Sky Tg24 Sarah Varetto. Tra i temi affrontati nel corso del lungo colloquio ci sono stati i movimenti anti-euro e il Medio Oriente, con un focus sull’Italia. Su Renzi l’ex premier ha detto: “E’ uno dei nuovi leader europei che ha il coraggio di cambiare”, se c’è bisogno di cambiare, ha spiegato Blair, non è “perché i nostri valori siano sbagliati, ma perché se non cambiamo non possiamo realizzare i nostri valori nel mondo moderno”. La Terza via, insomma, resta attuale anche vent’anni dopo l’inizio dell’esperienza del New Labour.

Parlando di euro, alla domanda se la moneta unica sia da considerare in pericolo, Blair ha risposto che “il pericolo è che possiamo mantenere in vita l’euro attraverso le misure della Banca Centrale, ma se c’è una crescita stagnante che continua per diversi anni, penso che ci sia un grande rischio politico per tutto l’intero progetto europeo”. Per l’ex premier britannico “la risposta per l’Europa in questo momento è abbinare misure che possano stimolare la crescita e l’occupazione grazie alle riforme”. E ha aggiunto: “Ci sono sempre possibilità di diverse alleanze in Europa. Penso che sia questo il modo in cui funziona meglio l’Unione Europea, quando cioè non è dominata da un solo Paese, da un asse. Ci sono grosse opportunità per la Gran Bretagna e l’Italia di collaborare ma bisogna trovare i programmi sui quali collaborare. La mia visione dell’Europa è che c’è troppa burocrazia e che non c’è abbastanza chiarezza e forza nel processo decisionale”.

Nel corso del colloquio c’è stato spazio anche per il Medio Oriente dove, ha sottolineato Blair, “si ha una situazione davvero molto pericolosa, spero non si arrivi a una terza intifada. I pericoli sono molto chiari e al momento c’è una rivoluzione in corso nella regione; c’è caos, ci sono conflitti. Questa deve essere davvero un’opportunità per israeliani e palestinesi di dire ‘cerchiamo di creare due stati per due popoli in Medio Oriente’. Per il momento – ha concluso l’ex leader laburista – la vedo difficile”.

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