Teheran scende in piazza contro Trump

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:16

Di fatto l'ambasciata in quel luogo non c'è più ma i cittadini di Teheran hanno scelto lo stesso di scendere in piazza e radunarsi davanti all'edificio dell'ex sede diplomatica degli Stati Uniti in Iran, per manifestare contro il ripristino delle sanzioni ai Paesi che continueranno l'import di petrolio dallo Stato mediorientale. Nel mirino dei dimostranti, in particolare, finisce il presidente americano Donald Trump, prodigo di provocazioni stile Game of Thrones nei giorni scorsi e ripagato con la stessa moneta (e anche di più) dalla folla. Sul profilo Instagram del generale delle Guardie rivoluzionarie, Qassem Soleimani, appare una locandina che ricalca quella utilizzata da Trump per annunciare l'arrivo del 5 novembre come l'inverno del motto di Casa Stark, ritraendosi con la scritta “I will stand against you”, “Io mi opporrò a te”.

La protesta

Nel frattempo, in piazza, migliaia di persone hanno intonato slogan contro Stati Uniti e Israele, arrivando anche a bruciare una bandiera di entrambi gli Stati. Non è un caso che i dimostranti si siano radunati ai piedi dell'ex ambasciata Usa, poiché oggi ricorre il 39esimo anniversario del sequestro dell'edificio, a 24 ore esatte dell'entrata in vigore delle sanzioni annunciate da Pompeo due giorni fa: “Gli Stati Uniti non sono il mondo, e Trump non è gli Stati Uniti – ha detto Heshmatollah Falahatpishseh, capo della Commissioneesteri e sicurezza nazionale del parlamento iraniano -. Trump fa mosse radicali, ma noi non cadremo nella trappola di reazioni radicali come il ritiro dall'accordo sul nucleare e entrare in una guerra con gli Stati Uniti che metta in pericolo le vite di donne e bambini”.

La presa dell'ambasciata

A Teheran, il 4 novembre 1979, quella che all'epoca era l'ambasciata americana venne assediata da un gruppo di militanti, i quali ritenevano che tale sede fosse diventata un polo di spionaggio per rovesciare quella che era la nascente Repubblica islamica. Per 444 giorni (fino al 20 gennaio 1981) i 52 diplomatici in servizio presso Teheran restarono ostaggio degli studenti rivoluzionari. Una crisi risolta da una mediazione diplomatica dopo il fallimento della cosiddetta operazione Eagle Claw. Negli ultimi 40 anni, secondo il leader della rivoluzione islamica, l'ayatollah Seyyed Ali Khamenei, gli Stati Uniti avrebbero cercato, senza successo, l'autorità guadagnata sotto lo scià di Persia.

 

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