Proteste represse nel sangue, Mnangawa infuriato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:03

Emmerson Mnangawa annuncia un giro di vite sull'apparato di sicurezza dello Zimbabwe, dopo che le proteste scoppiate la scorsa settimana contro il caro benzina sono state represse nel sangue.

Rientrato 

Queste violenze sono inaccettabili” ha tuonato il presidente, intervenendo per la prima volta sui disordini che hanno sconvolto il Paese per una settimana, durante la quale è stato per lo più assente, perché in missione in Russia e Kazakistan. La gravità della situazione ha imposto a Mnangagwa di interrompere il suo viaggio in Svizzera, dove partecipava al Forum di Davos. A rappresentare il Paese al summit economico e' rimasto il ministro delle Finanze, Mthuli Ncube.

Violenza di piazza

“Una settimana fa ho annunciato misure per stabilizzare l'approvvigionamento di carburante della nostra nazione”, ha scritto Mnangagwa su Twitter, “ero consapevole che queste misure potessero essere impopolari e non è stata una decisione che abbiamo preso alla leggera, ma era la cosa giusta da fare”. “Quello che è seguito è spiacevole e tragico“, ha aggiunto il leader africano, “ognuno ha il diritto di protestare, ma questa non è stata una protesta pacifica: la violenza gratuita e la distruzione cinica; il saccheggio di stazioni di polizia, il furto di armi e uniformi, tutto questo non è lo Zimbabwe”. 

Tolleranza zero

Oltre al comportamento dei manifestanti, il presidente ha poi criticato anche la “violenza o la cattiva condotta” delle forze di sicurezza, definendola “inaccettabile” e un “tradimento del nuovo Zimbabwe“. “Il caos e l'insubordinazione non saranno tollerate: indagheremo sulla cattiva condotta e se serve cadranno teste“. 
Secondo la Commissione per i diritti umani nominata dal governo dello Zimbabwe, almeno otto persone sono state uccise dai colpi sparati da polizia ed esercito, nella repressione delle proteste la settimana scorsa. La Commissione ha accusato le forze di sicurezza di “tortura sistematica” e ha criticato le autorita' per aver utilizzato l'esercito per contenere le proteste. 

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