Nave turca al largo della Libia: tregua a rischio

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Rischia seriamente di vacillare la tregua faticosamente sottoscritta da Khalifa Haftar e Fayez al-Serraj. Dalla firma di Berlino a oggi, appena un paio di settimane fa, la situazione fra Tripoli e le forze del generale della Cirenaica sembrano nuovamente sul punto di dare la parola alle armi, o almeno è quanto succederà se non verrà in fretta stabilito che cosa stesse realmente facendo la fregata Tcg Gaziantep, bandiera turca, avvistata al largo della Libia e, per il momento, oggetto misterioso ma possibile fautore di conseguenze drammatiche. La Turchia giura che quella nave si trovava lì per soccorrere migranti, mentre le forze vicine ad Haftar sostengono non solo che la Gaziantep non stesse svolgendo missioni umanitarie ma che, al contrario, il suo scopo era trasportare uomini e mezzi a Tripoli per incrementare le fila di Serraj contravvenendo a uno dei principi base dell'Accordo di Berlino.

La versione turca

Un giallo, quello della nave turca, che rischia davvero di far saltare il banco e, in modo specifico, la faticosa quanto fragile tregua ottenuta a Berlino. Alcune versioni, infatti, sostengono che la nave abbia scortato un mercantile carico con decine di mezzi militari destinati agli schieramenti del governo di accordo nazionale. Il che, di fatto, costituirebbe non solo un pretesto per abbandonare il cessate il fuoco ma anche una clamorosa retromarcia da parte di Erdogan, impegnatosi a non spedire più soldati, mercenari o mezzi di guerra in Libia. Il Ministero della Difesa turco continua a ribadire che la Tcg Gaziantep “nelle scorse ore ha soccorso 30 migranti a bordo di un gommone in difficoltà nell’ambito dell’operazione Sea Guardian della Nato, consegnandoli poi al comando della Guardia costiera di Tripoli dopo aver fornito assistenza e supporto medico”.

Situazione a rischio

Dichiarazioni che hanno incontrato il dissenso delle ong, contrarie a rimpatriare migranti in un contesto considerato a forte rischio come la Libia. Del resto, anche su questa versione continuano a sussistere dubbi in quanto non riconosciuta dall'Alleanza atlantica. Incertezza che per il presidente francese, Emmanuel Macron, non sembra sussistere, dicendosi convinto che “navi turche hanno fatto sbarcare mercenari siriani sul suolo libico, il presidente turco non mantiene la parola data”. Anche il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha chiesto spiegazioni al pari ruolo Mevlut Cavusoglu, ribadendo che “il continuo flusso di armamenti verso entrambe le parti del conflitto e il blocco della produzione petrolifera minano ulteriormente le prospettive di una soluzione pacifica alla crisi in Libia”. Due variabili estremamente rischiose, di sicuro più forti della precaria firma ottenuta a Berlino.

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