Migranti, la Germania apre sulla redistribuzione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 4:57

La nuova linea sul tema migranti adottata dal governo italiano sembra incontrare i primi riscontri positivi in Europa anche da parte di chi, finora, ha rappresentato una delle parti più complicate sul piano del dialogo. Ad aprire sull'insistenza di Conte in merito alla politica di redistribuzione, infatti, sarebbe stata la Germania che, stando alle parole del ministro dell'Interno Horst Seehofer, si sarebbe detta favorevole a partecipare al piano di ripartizione dei migranti accolti in Europa, dicendosi disposta a prenderne un 25% sul suolo tedesco. A riferirlo è il quotidiano tedesco S, secondo il quale, inoltre, la disponibilità della Germania rientrerebbe in un più ampio piano a livello europeo che comprenderebbe, oltre alla Germania e all'Italia, anche la Francia (alla quale dovrebbe andare un altro 25%) e Malta.

Il (possibile) piano

“I colloqui sono ancora in corso – ha detto Seehofer a Sueddeutsche Zeitung -. Ma se rimane come concordato, possiamo prendere il 25% delle persone salvate in mare davanti all'Italia”. Di questo, a ogni modo, se ne discuterà a breve considerando che i quattro Paesi più la Finlandia (alla presidenza di turno del Consiglio d'Europa) si incontreranno il prossimo 23 settembre a  Malta, proprio per mettere a punto il piano definitivo per le politiche di redistribuzione a livello europeo, così da garantire una risposta concreta all'emergenza sbarchi e impedire il verificarsi di prolungati stalli alle navi che li trasportano dopo averli soccorsi in mare. Da capire quale sarà il ruolo dell'Italia che, secondo alcune fonti, potrebbe restare esente dagli obblighi di ripartizione in quanto già impegnata nei salvataggi in mare. Si parla comunque di un possibile 10%.

Ovviamente i colloqui sono appena iniziati. E, nonostante i sentori siano positivi (se non altro per la discesa in campo del ministro dell'Interno tedesco) va comunque tenuto conto che i quattro Paesi dovranno fornire risposte adeguate su un tema che, al di là dei risvolti a livello politici, resta una delle più urgenti emergenze umanitarie della nostra storia recente.

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