May sfida i dissidenti: “Senza di me salta tutto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:33

E'più che mai decisa ad andare avanti Theresa May, convinta com'è che la sua idea di Brexit sia l'unica percorribile per il Regno Unito. E lo ribadisce con forza a conclusione di una settimana complicata ma che, sul finire, ha riservato qualche spiraglio positivo per lei e per i Tories fedeli: durante una diretta di Sky, la premier si è confrontata con la giornalista Sophy Ridge, alla quale ha risposto che la sua intenzione è quella di proseguire sulla sua strada, anzi, che qualora saltasse lei “sarebbe molto più difficile riuscire a ottenere la Brexit”. Questo perché, ha precisato, “non renderebbe i negoziati più facili, né cambierebbe l'aritmetica parlamentare”. E di dimettersi non se ne parla proprio anche perché, sulla questione, resta convinta che il quorum dei 48 deputati a favore sia tutt'altro che raggiungibile per dare il là al voto di sfiducia.

May e i brexiteers

Theresa May resta dunque al timone, dei Tories e anche del Regno Unito, decisa ad arrivare al voto del Parlamento britannico con tutte le carte in regola per ottenere il parere positivo e ripresentarsi a Bruxelles con in mano un accordo finalmente valido. E la fronda interna che la vorrebbe fuori dai negoziati sembra a un punto morto, tanto che la premier è rimasta convinta dei suoi numeri ed è stata estremamente veloce nel rimpastare il suo governo, piazzando al posto del dimissionario Raab il suo fedelissimo Stephen Barclay. Ma a colloquio con Ridge, May si toglie anche qualche sassolino contro i brexiteers frondisti, scandendo bene le sue parole: “Quando attaccano sulla Brexit, dovrebbero pensare di più a cosa è bene per le persone che li hanno eletti e non all'idea personale che hanno di Europa”.

Corbyn: “Ai miei dirò di votare no”

In mattinata, allo stesso microfono aveva parlato anche il leader dei Labour, Jeremy Corbyn, il quale ha parlato ancora di Brexit e di referendum, confermando quella che è l'ormai piuttosto assodata linea dei lab, ovvero il “no” su un secondo voto popolare, definita come “un'opzione per il futuro” ma, come sempre detto, solo in caso di nuove elezioni. Almeno su questo non torna indietro Corbyn che, sul voto in Parlamento, dovrà fare i conti con una parte dei Labour orientati verso il voto favorevole a May: su di loro si esprime solo fino a un certo punto, dichiarando che ai suoi “dirà di non votare l'accordo”.

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