Libia, Conte ed Erdogan convergono sulla tregua permanente

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:22

Cessate il fuoco permanente in Libia”: concordano sul punto chiave il premier italiano, Giuseppe Conte, e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che in attesa della firma sull'accordo, prevista a Mosca, fra le parti in causa nel Paese nordafricano, auspicano la soluzione diplomatica a 360 gradi fra Fayez al-Serraj e Khalifa Haftar. Il presidente del Consiglio ha fatto sapere che “il cessate il fuoco può risultare una misura molto precaria se non inserito in uno sforzo della comunità internazionale per garantire stabilità alla Libia. E per questo abbiamo condiviso la opportunità che si acceleri il processo di Berlino”. Entrambi i leader saranno alla Conferenza di Berlino, attesa per il 19 gennaio (data non ufficiale ma indicata come altamente probabile) e alla quale, come spiegato dal premier, “ci saranno anche gli attori libici: non è possibile parlare di Libia se non ci sarà un approccio inclusivo. Qui si tratta di un processo politico“.

Serraj non vede Haftar

I buoni auspici della vigilia, arrivati a seguito del cessate il fuoco accettato sia da Serraj che Haftar, rischiano di essere minati dal rifiuto del presidente del governo di accordo nazionale di incontrare il leader della Cirenaica a Mosca, dove entrambi sono attesi per porre la firma decisiva su un accordo che, a ben vedere, dovrà essere la base su cui costruire l'impalcatura della ventura conferenza a Berlino. Serraj ha fatto sapere, tramite il portavoce Khaled al-Mishri, che il diniego è dovuto al fatto che, a Mosca, “i colloqui sono tenuti con Russia e Turchia“. Secondo quanto riferito da al-Arabiya, l'accordo che i due leader libici dovrebbero firmare nella capitale russa prevede innanzitutto lo stop momentaneo all'intervento militare turco nel Paese, così come il progressivo disarmo delle milizie attive nel conflitto. Inoltre, per garantire la buona riuscita del cessate il fuoco, condizione necessaria per qualunque trattativa futura, dovrebbero recarsi in Libia alcuni contingenti di militari russi, per un lavoro di supervisione sul rispetto dei termini dell'accordo.

 

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