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In visita uno 007 russo: è polemica

Nonostante le sanzioni in atto e le vicende legate al Russiagate, l'opinione pubblica americana si trova nuovamente a discutere sulla presenza di personaggi connessi al Cremlino sul suolo statunitense. Nello specifico, la persona in questione è Sergej Naryshkin, capo del servizio del Russian foreign intelligence service (Svr), arrivato negli States la scorsa settimana per un incontro con i pari ruolo locali, incentrato sul tema del terrorismo. Il tutto avvenuto con le limitazioni attualmente in vigore, poste proprio nei confronti di esponenti di tali scomparti della sicurezza o comunque vicini al presidente Putin, e nemmeno 7 giorni prima del discorso di Donald Trump allo Stato dell'Unione, il primo per lui.

La reazione di Schumer

La presenza di Naryshkin negli Stati Uniti non è sfuggita al leader della minoranza in Senato, Chuck Schumer, il quale ha fatto sapere che “questa è una seria questione di sicurezza nazionale… La Russia hackera le nostre elezioni, noi sanzioniamo il capo della loro intelligence per l'estero e poi l'amministrazione Trump lo invita a ballare un valzer dalla porta principale. Questa è un'inadempienza estrema dei doveri da parte del presidente Trump, che sembra piu' intento a minare il ruolo della legge in questo Paese che a resistere a Putin”. Più in generale, la visita del membro dell'Intelligence russa ha scatenato una nuova ondata polemica contro il presidente degli Stati Uniti, con lo stesso Schumer a richiedere chiarezza sul contenuto dei discorsi intrattenuti da Naryshkin con i “colleghi” americani: “Quali funzionari statunitensi ha incontrato? Qualcuno ufficiale della Casa Bianca o del Consiglio di sicurezza nazionale? Di cosa hanno discusso?”.

Sospetti e timori

Al momento, nessuna fonte di Intelligence ha commentato l'accaduto, mentre Schumer si è interrogato sull'ipotesi di una eventuale connessione fra la visita dello 007 e la decisione di Trump di non sanzionare ulteriormente la Russia. D'altronde, una recente indagine condotta da un quotidiano neerlandese, il “Volkskrant”, avrebbe mostrato come alcune attività di hackeraggio note come “Cozy bear”, indirizzate verso organizzazioni democratiche, fossero da attribuire agli agenti del Svr russo. Lo stesso direttore della Cia, Mike Pompeo, ha affermato di non aver notato cali significativi nei tentativi d'intromissione della Russia, dicendosi preoccupato in vista delle elezioni di novembre.

redazione

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