Crisi del petrolio, gli Usa all'attacco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:30

Adue giorni dall'attacco agli impianti petroliferi in Arabia Saudita, gli insorti Houthi hanno rivendicato la paternità degli attetnati costati la perdita di oltre cinque milioni di barili al giorno, il 5% della produzione mondiale. Restano forti dubbi sulla rivendicazione da parte Usa: in un recente incontro con i giornalisti, gli esperti della Casa Bianca hanno sottolineato come, per la modalità “strategica” dell'attacco, è indubbio che esso rechi la firma dei ribelli Houthi. Non si assisteva a un attacco così disastroso dalla rivoluzione iraniana del 1979 e dagli anni Novanta, decennio dell'invasione del Kuwait

Le accuse di Washington

Intanto via Twitter il presidente Usa, Donald Trump, ha fatto sapere di essere pronto ad agire a supporto dell'Arabia Saudita per frenare gli Houthi, ritenuti vicini all'Iran. Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense The New York Times, Washington ha anche diffuso foto satellitari che mostrano gli almeno diciassette punti di impatto negli impianti, causati da armi provenienti da nord e nord-ovest: elemento, quest'ultimo, di una certa rilevanza, poiché sarebbe coerente con un raid proveniente dal Golfo Persico settentrionale, cioè da Iran o Iraq. Avvalora l'ipotesi offerta dalle foto via satellite il portavoce delle forze armate saudite, il colonnello Turki al-Malki, ha fatto sapere che l'attacco è stato perpetrato con l'utilizzo di armi iraniane. Martin Griffiths, inviato delle Nazioni Unite in Yemen, invita alla calma: in una seduta del Consiglio di Sicurezza Onu ha fatto sapere che “non è interamente chiaro chi vi sia dietro l'attacco alle strutture petrolifere saudite“, pur sottolineando che “non c'è tempo da perdere”, paventando il rischio di un'implosione sociale dell'intera regione.

La prudenza di Pechino

Anche Pechino tenta di abbassare i toni. Secondo quanto riferisce Ansa, la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, ha bollato come “non responsabile” da parte della Casa Bianca e dell'Arabia Saudita accurare altri in assenza dell'esito di un'indagine. “La posizione della Cina – ha dichiarato Hua in conferenza stampa – è che ci opponiamo ad ogni azione che possa ampliare e intensificare il conflitto”.

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