Attacco a Nairobi: sale il numero dei morti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:33

E' salito a 21 morti il bilancio dell'attacco all'hotel Dusit D2 di Nairobi, andato in scena martedì scorso. Nell'edificio sono stati trovati altri sei cadaveri mentre un agente di polizia è morto in ospedale in seguito alle ferite riportate.

Destino beffardo

Tra le vittime vi sono 16 kenyiani, un britannico, tre africani e un americano. Quest'ultimo, Jason Splinder, era sopravvissuto agli attacchi dell'11 settembre 2001. Aveva creato e guidava una società di consulenza strategica e di investimento per far crescere le aziende nei mercati emergenti. “Cercava di portare cambiamenti positivi nei mercati nel terzo mondo”, ha raccontato la madre, Sarah Spindler. L'11 settembre, Spindler – che all'epoca lavorava in una banca di investimento, la Salomon Smith Barney – era nella “terza torre”, il 7 World Trade Center, che crollò a causa degli attentati, senza fare però nessuna vittima.

L'attacco

La crisi a Nairobi si è risolta solo nelle prime ore del mattino di ieri. Martedì intorno alle 15.00 (le 13.00 in Italia) i terroristi, armati fino ai denti, sarebbero arrivati a bordo di un'auto bianca e hanno aperto il fuoco contro le guardie all'ingresso del complesso che ospita anche un hotel di lusso, il DusitD2. Uno di essi si è fatto esplodere, altri hanno lanciato esplosivi che hanno incendiato diverse automobili parcheggiate; poi sono state udite raffiche di colpi d'arma da fuoco. Video che mostrano persone portate al riparo, terrorizzate, sanguinanti, hanno in pochi minuti fatto il giro del mondo. Scene già viste in passato in altri sanguinosissimi attentati terroristici che hanno colpito il Paese. Poche le informazioni ufficiali rilasciate. Un portavoce di Shabaab aveva rivendicato l'uccisione di 47 persone. I jihadisti somali di Al-Shabab hanno fatto sapere che l'attacco è stata una rappresaglia alla decisione del presidente americano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come la capitale israeliana. 

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.