Dalle pozioni preistoriche al polonio nel tè

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:29

Dai metallurghi dell’antichità, sottoposti ai fumi velenosi emessi dalla fusione e forse per questo deformi o ipovedenti, al mito di Medusa, alle streghe di età medievale-moderna, che si alimentavano di farine di graminacee infestate da Segale cornuta, Claviceps purpurea, un fungo ricco di alcaloidi con effetti allucinogeni (l’acido lisergico è precursore dell’Lsd). Intossicazioni scambiate con possessioni demoniache. Del resto nel greco antico “phàrmakon” indica sia una medicina sia una sostanza letale.

Tempi moderni

Una tradizione che continua: c'era il polonio nel tè che uccise l'ex spia russa Litvinenko. Grandi storie di cure, ma anche di delitti: fu la digitale, che ha dato vita in tempi moderni a farmaci del cuore, ad essere fatale nel 1329 a Cangrande della Scala (delitto volontario o errore nell’assunzione di una sostanza tossica?). L'esposizione rimarrà aperta fino a domenica 2 febbraio al Museo nazionale Atestino di Este a cura di Federica Gonzato e Chiara Beatrice Vicentini, una archeologa e una esperta di storia della Farmacia insieme per andare alla radice di leggende, storie, tradizioni e per dare un preciso senso a ciò che sembra favola, riconducendo alla scienza ciò che si ritiene puro frutto della fantasia popolare. L'obiettivo, spiegano le organizzatrici della mostra “Veleni e magiche pozioni: grandi storie di cure e delitti” è scoprire che “se veramente la principessa avesse baciato il rospo, il bufonide le sarebbe effettivamente apparso come un aitante, giovane cavaliere”. In questa originale esposizione, congiuntamente proposta dal Polo Museale del Veneto-Museo Nazionale Atestino, dall’Università degli Studi di Ferrara e dalla città di Este, veleni, pozioni, medicamenti vengono indagati lungo il loro più volte millenario stratificarsi.

Sostanze misteriose

I visitatori scoprono così che già nel Paleolitico, migliaia di anni fa, gli uomini sapevano cercare sostanze utili alla migliore sopravvivenza. Vengono sperimentate e tramandate sostanze che fanno bene e altre che fanno male. Biosgna però giungere a Paracelso, quindi al primo ‘500, per definire il concetto del dosaggio, elemento che può fare di un farmaco un veleno o viceversa. E non è un caso se ancora oggi il simbolo dei farmacisti sia il caduceo, bastone alato con due serpenti che rappresentano l’uno la dose terapeutica, il secondo quella tossica, il veleno. La mostra è una miniera di scoperte e curiosità. Si scopre, per esempio, che il vasto uso di ocra nel Paleolitico dipendeva anche dalle proprietà antisettiche di quel materiale. Si viene poi a conoscere come già dal Paleolitico ci si curasse il mal di denti con la propoli. Risalgono al Neolitico le prime evidenze dell’uso dell’oppio nell’Europa continentale. Nell’ambito dei prodotti salutistici l’interesse scientifico, alla ricerca di nuovi rimedi sia in campo farmacologico che cosmetico, si è lentamente spostato dal regno vegetale verso quello animale con una crescente attenzione verso veleni e tossine, in particolar modo di insetti, rettili e anfibi. Lo studio di veleni di fonte animale, vegetale e minerale può parallelamente spiegare scientificamente la nascita di miti e leggende.

Rari manoscritti

Nelle vetrine, accanto a rarissimi reperti archeologici, trovano spazio confezioni storiche di veleni e farmaci; importanti dipinti con immagini di magie si affiancano ad affiches storiche che pubblicizzano portentosi unguenti e medicamenti. Altrettanto rare edizioni e manoscritti che trattano di una varietà di argomenti strettamente connessi: dalla magia, vista da diversi profili, alla dottrina esoterica, ermetica e alchemica occidentale, alle streghe “lamiae” temute artefici di pozioni magiche e, al contempo, vittime della superstizione e delle persecuzioni dell’inquisizione che si avvaleva di compendi e manuali repressivi anch’essi esposti in mostra. Di particolare rilievo la sezione con materiali provenienti dal Giappone che raccontano, in ottica diversa, una storia comunque analoga. “Nostro obiettivo- sottolineano le curatrici della mostra- è proporre al pubblico prospettive ed approcci diversi all’affascinante mondo dei veleni e della storia della farmacopea, in riferimento alle varie epoche storiche, dall’antichità, lungo il medioevo e il rinascimento fino all’età odierna, ricostruendo il percorso di questo fondamentale aspetto della vita sociale attraverso le fonti scritte, la arti visive, fonti classiche e letteratura moderna, proponendo in mostra oggetti e riferimenti demoetnoantropologici che si legano strettamente alla storia del nostro quotidiano”.

Le collaborazioni scientifiche 

L'esposizione, con il patrocinio della Regione Veneto, si avvale della collaborazione dell'Accademia dei Concordi, dell'Accademia Italiana di Storia della Farmacia, della Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, del Centro Studi Etnografici “Vittorino Vicentini”, della Collezione Cerato, della Galleria Franchetti alla Cà d’Oro-Venezia, del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie- Master in Scienza e Tecnologia Cosmetiche Università di Ferrara, del Museo Archeologico di Venezia, del Museo Archeologico Nazionale di Adria, del Museo Nazionale della Collezione Salce Treviso, del Museo Orientale di Venezia, Musei Civici di Verona-Museo di Storia Naturale e Castelvecchio, dei Musei Civici di Trieste-Museo della Antichità Winckelman, del Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Ferrara,del  Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Ferrara, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo Vicenza, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno Padova e Treviso.

 

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