Dalla Nigeria all'Italia: la rete “internazionale” della prostituzione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:03

Un'odissea vera e propria. È ciò che hanno vissuto alcune ragazze nigeriane, tra cui diverse minorenni, nel tortuoso viaggio dall'Africa all'Italia. Destinazione: Roma, dove un gruppo criminale di nigeriani si occupava di “inserire” le giovani vittime nei giri della prostituzione. A rivelare una vera e propria rete criminale sono stati i poliziotti della Squadra Mobile della Capitale, che hanno disposto undici misure cautelari a carico di alcuni nigeriani.

La ricostruzione

Sui nigeriani incriminati pesa l'accusa di sfruttamento alla prostituzione e di riduzione alla schiavitù. Standio a ciò che rivelano le indagini, il reclutamento avveniva nella stessa Nigeria. Una volta individuate le ragazze nei loro luoghi di provenienza, venivano trasportate in Libia per mezzo di autobus o camion. Da lì, le vittime era fatte salpare per raggiungere le coste italiane con mezzi di fortuna, senza alcuna certezza di arrivare a destinazione. Ma l'inferno per le ragazze continuava nei centri d'accoglienza del Paese, da cui venivano fatte allontanare per raggiungere le cosiddette “ghost mommy”, vale a dire le “protettrici” deputate ad avviarle alla prostituzione. I poliziotti della Squadra Mobile hanno rilevato le precarie condizioni in cui versavano le donne, fra cui alcune minorenni le quali, private della libertà e di qualsiasi forma di autonomia, erano ridotte alla stregua di schiave.

Don Buonaiuto: è un “macigno della nostra civiltà”

“Ufficialmente la tratta degli schiavi non esiste più dal 23 febbraio 1807, ma in realtà basta raffrontare la pratica con la teoria per accorgersi che non è così. Sui marciapiedi delle nostre città sembra scolpita una condanna antropologica: quella di trasformare la sopraffazione in una modalità di relazione sociale. Le donne crocifisse rispecchiano tragicamente l'umana deriva dell'acquisto, dello sfruttamento, dell’appropriazione indebita di altri esseri umani”. Sono le parole di don Aldo Buonaiuto, sacerdote “di frontiera” della Comunità Papa Giovanni XXIII da sempre impegnato, sulle orme di don Oreste Benzi, nella lotta alla tratta delle donne. Parla di “mercimonio coatto” il sacerdote, che a quelle che chiama paternamente “sorelline”, ha dedicato un libro, Donne Crocifisse (edito da Rubbettino) che ha il merito di mettere, nero su bianco, le storie di donne spesso dimenticate affinché, come ha scritto Papa Francesco che ne ha curato la Prefazione, “si possa capire che senza fermare una così alta domanda dei clienti non si potrà efficacemente contrastare lo sfruttamento e l'umiliazione di vite innocenti”. Per don Buonaiuto, questo “scandalo” sociale spesso compiuto sulle nostre stesse strade “distrugge la libertà di un individuo per farne uno strumento dei propri istinti più primordiali, eticamente riprovevoli, socialmente distruttivi. Il costo personale e collettivo della tratta grava come un macigno sulla nostra civiltà cosiddetta post-moderna, ma sempre agganciata alla zavorra di condotte violentemente primitive”.

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