Usa, Cnn: indagini su tangenti in cambio di una grazia di Trump

Il dipartimento di giustizia Usa sta indagando su delle presunte tangenti in cambio di una grazia presidenziale da parte di Donald Trump

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:51
Donald Trump (immagine di repertorio)

Tangenti in cambio di una grazia presidenziale da parte di Donald Trump. E’ l’ipotesi su cui sta indagando il dipartimento di giustizia. Lo scrive la Cnn citando documenti giudiziari, da cui emerge che il giudice della corte distrettuale della capitale Beryl Howell ha autorizzato alcuni procuratori ad avere accesso ai documenti contenuti in apparecchiature informatiche sequestrate nei mesi scorsi in una indagine che ruota intorno a questa ipotesi.

Tangenti in cambio della grazia?

Gli inquirenti ritengono che le apparecchiature (iPhone, iPad, laptop, pc) possano rivelare email su una presunta attività criminale, compreso uno “schema segreto di lobbying” e una cospirazione corruttiva che offre “un contributo politico sostanziale in cambio di una grazia presidenziale o di una sospensione della pena” per un imputato condannato il cui nome però é omesso.

Trump: “E’ una fake news”

Non si fa attendere la risposta dell’ex magnate in merito alla notizia della Cnn. “L’indagine sulla grazia – ha scritto su Twitter – è una fake News!”.

Nelle ultime settimane Donald Trump sta valutando una serie di provvedimenti di clemenza. Nella lista ci sono vari amici ed alleati, dall’ex capo della campagna elettorale Paul Manafort all’ex stratega della Casa Bianca Steve Bannon sino al suo avvocato personale Rudy Giuliani. Oltre a tutta la sua famiglia: figli e genero.

Trump: “Via immunità per social o metto veto a legge difesa”

Prosegue la battaglia elettorale che, dopo la vittoria da record di Joe Biden, si sposta sull’uso dei social network. Dopo che Twitter e altri social hanno ‘censurato’ i suoi post e di altri conservatori sui presunti brogli elettorali, Trump ha minacciato (ironia della sorte, proprio su Twitter) di porre il veto alla legge annuale sulla difesa se il Congresso non metterà fine alla cosiddetta sezione 230, ossia la normativa che garantisce ai giganti del web l’immunità per i contenuti di terzi. Uno scudo legale che definisce “una grave minaccia alla nostra sicurezza nazionale e all’integrità delle elezioni”.

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