Turchia prima al mondo per numero di rifugiati, Germania quinta

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La Germania è l'unico Paese europeo tra le prime dieci nazioni con il più alto numero di rifugiati, una graduatoria ancora una volta guidata dalla Turchia e che vede quattro tra i Paesi meno sviluppati del pianeta (Uganda, Sudan, Etiopia e Bangladesh) nelle prime posizioni. Questi, riferisce Radiocor, i dati comunicati dall'Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). I primi dieci Paesi per l'accoglienza di rifugiati a fine 2018 ospitavano oltre 13 milioni di rifugiati, pari al 64% dei rifugiati sotto mandato Unhcr. A fine 2018, la Turchia ospitava 3,7 milioni di rifugiati, in aumento dai 2,7 milioni del 2017. Al secondo posto c'è il Pakistan con 1,4 milioni di rifugiati e al terzo l'Uganda con 1,2 milioni, in leggero calo rispetto a fine 2017. Il Sudan, con un aumento della popolazione di rifugiati del 19% a poco più di 1 milione, si piazza al quarto posto. In occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2019, Papa Francesco ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale e dei governanti del pianeta sul fatto indiscutibile e tragico che conflitti violenti e vere e proprie guerre non cessano di lacerare l’umanità, ingiustizie e discriminazioni si susseguono; si stenta a superare gli squilibri economici e sociali, su scala locale o globale. E a fare le spese di tutto questo sono soprattutto i più poveri e svantaggiati.

Campanello d’allarme

“Le società economicamente più avanzate sviluppano al proprio interno la tendenza a un accentuato individualismo che, unito alla mentalità utilitaristica e moltiplicato dalla rete mediatica, produce la globalizzazione dell’indifferenza- ha ribadito il Pontefice-. In questo scenario, i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali”. E, secondo papa Bergoglio, l’atteggiamento nei loro confronti rappresenta un campanello di allarme che avvisa del declino morale a cui si va incontro se si continua a concedere terreno alla cultura dello scarto. Infatti, su questa via, ogni soggetto che non rientra nei canoni del benessere fisico, psichico e sociale diventa a rischio di emarginazione e di esclusione. Per questo, la presenza dei migranti e dei rifugiati, come, in generale, delle persone vulnerabili, rappresenta oggi “un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità”, ha puntualizzato Francesco nel suo messaggio per la 105° Giornata mondiale.  Ecco perché “non si tratta solo di migranti”, vale a dire: “interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista”. Per papa Francesco la risposta alla sfida posta dalle migrazioni contemporanee si può riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. “Ma questi verbi non valgono solo per i migranti e i rifugiati – ha esortato il Pontefice -. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati. Se mettiamo in pratica questi verbi, contribuiamo a costruire la città di Dio e dell’uomo, promuoviamo lo sviluppo umano integrale di tutte le persone e aiutiamo anche la comunità mondiale ad avvicinarsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile che si è data e che, altrimenti, saranno difficilmente raggiunti”. Dunque, “non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana. I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i segni dei tempi. Attraverso di loro “il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”.

I flussi migratori

La Germania, evidenzia Radiocor, è quinta con un aumento dei rifugiati a 1.063.800 unità alla fine del 2018 e per oltre la metà provengono dalla Siria. L'aumento è stato determinato soprattutto dal via libera alle richieste di asilo di persone già presenti nel paese, ma anche dai reinsediamenti. La popolazione di profughi registrata in Iran, il sesto maggior paese ospitante, è rimasta invariata a 979.400 unità. Segue il Libano con quasi 1 milione di rifugiati alla fine del 2018 (949.700). Il Bangladesh ha continuato a ospitare una vasta popolazione di migranti in fuga alla fine del 2018 (906mila), quasi interamente provenienti dal Myanmar. L'Etiopia è il nono paese ospitante e nel 2018 ha registrato un aumento a 903.200 rifugiati accolti. Infine il decimo Paese ospitante migranti in fuga è la Giordania, con 715.300 rifugiati alla fine del 2018. I dati Onu riferiti all'Italia – sottolinea un comunicato diffuso dall'Ismu – hanno rilevato una popolazione di rifugiati pari a 189mila persone a fine 2018 – lo 0,9% del totale di rifugiati sotto il mandato dell'Unhcr nel mondo, lontanissimo quindi da quella dei primi dieci paesi di accoglienza al mondo. Oltre due terzi di chi riceve protezione nel mondo proviene da cinque soli paesi: Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar e Somalia. Anche la crisi venezuelana però sta causando un considerevole flusso di nuovi rifugiati: il numero di venezuelani che hanno lasciato il loro paese ha raggiunto i 4 milioni ad oggi, mentre erano circa 695.000 alla fine del 2015.

Le richieste d’asilo

L'Italia non solo non è tra i principali paesi al mondo che ospitano rifugiati, ma sta anche registrando una diminuzione di richieste di asilo, a causa soprattutto del calo degli sbarchi di migranti che ha prodotto una contrazione del 59% delle richieste di asilo. Secondo i dati del ministero dell'Interno lo status di rifugiato è stato concesso negli ultimi due anni mediamente al 7-8% dei richiedenti asilo, in particolare a poco più di 7mila migranti nel 2018, a cui si aggiungono 4 mila persone a cui è stata riconosciuta la protezione sussidiaria. Nel 2018, sottolinea Radiocor, in Italia hanno ottenuto lo status di rifugiato soprattutto le donne (in proporzione del 22%), i minori fino a 13 anni e gli anziani, anch'essi in proporzione di oltre un quinto. I permessi per motivi umanitari – specificità della legislazione italiana non contemplata nelle tipologie della protezione internazionale e che è stata sostanzialmente abrogata con il decreto Salvini entrato in vigore il 5 ottobre 2018 – hanno riguardato un quinto degli esiti alle richieste di asilo nel 2018, contro un quarto nel 2017. Nel 2018 non è stata riconosciuta alcuna forma di protezione a oltre 64mila migranti. Si sta poi riducendo, riporta Radiocor, l'impatto degli sbarchi e delle richieste di asilo sul sistema di accoglienza italiano: dai 184mila migranti (il dato più elevato degli ultimi anni) del 2017 a fine maggio di quest'anno le presenze sono scese a 113mila. Il calo delle presenze nelle strutture di accoglienza si è riscontrato già a partire dal 2018.

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