“Il primo diritto da tutelare è la vita”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:10

Si celebra il 28 settembre la “Giornata mondiale per l’accesso all’aborto sicuro e legale”. Tra vari sostenitori dell'interruzione di gravidanza che si apprestano a festeggiare, si elevano anche voci di condanna. Come quella di Toni Brandi, presidente dell’Associazione ProVita Onlus, e di Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita Italiano e deputato di Des-Cd.

L'intervento di Brandi

Brandi interviene – si legge in un comunicato dell'associazione – per denunciare quella che considera una cultura distruttiva, indifferente al primo diritto da tutelare, ovvero quello di nascere, crescere e vivere l’esistenza che ci è stata donata.

“Ogni anno in Italia più di 87mila bambini perdono la vita a causa dell’aborto chirurgico (senza contare l'aborto chimico e le decina di migliaia di aborti clandestini che si verificano ogni anno). Un dato allarmante e inquietante”, secondo Toni Brandi.

Aborto: falsa conquista

Per il presidente di ProVita “non c’è nulla da celebrare, il diritto che si reclama è una falsa conquista. Si inneggia alla libertà, ma l’aborto è una tragedia che si materializza nel negare a decine di migliaia di bambini la possibilità di vivere. Non prendere le distanze da questa posizione vuol dire decidere che il diritto alla morte sia più importante di quello alla vita. La scelta di abortire, oltretutto, – continua Brandi – lascia un vuoto senza soluzione nella donna che lo pratica. Non si parla quasi mai, infatti, delle ripercussioni sul piano umano e psicologico che vive una madre uccidendo il figlio che porta in grembo. Il silenzio copre anche le gravissime conseguenze sulla salute fisica delle donne”.

Brandi punta dunque l'indice verso la legislazione: “E se anche la legge dice che l’aborto sia un diritto, noi ricordiamo proprio in questa giornata che il primo diritto è la vita e che solo da questo discendono gli altri”.

Non si sana una violenza con un omicidio

Il presidente di ProVita ricorda poi che “non si sana una violenza con un omicidio, abortire non è la risposta giusta”. Il suo è un messaggio a chi “difende l'aborto di donne che hanno subito atti di violenza“. Brandi rileva che “nonostante gli stupri siano un crimine mostruoso e immondo, non giustificano però un altro crimine, quello di una mamma verso il proprio bambino, vittima anch’egli, innocente e indifesa”.

La risposta giusta a questo crimine, al contrario, secondo Brandi, è “far crescere un bambino nell’infinito amore, quel sentimento sopra ogni cosa che solo una madre verso un figlio può provare”.

Le parole di Gigli

Gigli ricorda il senso della legge 194 sull'aborto, ricordando che “non prevede il diritto all'aborto”, bensì chiede “di prevenirlo offrendo alternative” alle donne che vi fanno ricorso. Il presidente del MpVi sottolinea però che l'obiettivo non è rispettato dall'applicazione della legge.

Entrando poi nel merito della Giornata di oggi, afferma che “riconoscere un diritto all'aborto equivarrebbe ad ammettere che ad alcuni esseri umani possa non essere riconosciuto il diritto alla vita, con evidenti rischi che, in nome dei diritti civili, il perimetro dei diritti umani possa in futuro ridursi anche per altre categorie”.

Il diritto di non abortire

Gigli si chiede, alla luce della denatalità che colpisce l'Italia e dei “sei milioni di italiani che mancano all'appello per aborti legali dal 1978”, perché non rivendicare tutti insieme il diritto per ogni donna di non abortire per costrizioni economico-sociali.

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