A rischio la vita di 400mila bambini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:39

Nella regione del Kasai, nella Repubblica democratica del Congo, almeno 400mila bambini sotto i cinque anni stanno soffrendo di malnutrizione acuta grave e, se non verranno immediatamente raggiunti da cure salvavita e interventi per la salute e la nutrizione, potrebbero morire nel 2018.

La denuncia giunge da Unicef, che sottolinea come la situazione disastrosa sia stata causata dalle violenze, dagli sfollamenti di massa e dalla ridotta produzione agricola nei 18 mesi passati in questa regione. Così le famiglie di questi piccoli malnutriti hanno poco da raccogliere dalle loro terre e nulla da vendere ai mercati. Le strutture sanitarie sono state anche devastate, rendendo più difficile fornire terapie e assistenza ai bambini gravemente malnutriti. Sono 220 i centri sanitari distrutti, saccheggiati o danneggiati: motivo per cui si diffondono malattie trasmissibili che rendono tragica la situazione sanitaria.

“Garantire l’accesso a servizi sanitari e nutrizionali di base alle popolazioni rimpatriate è essenziale per aiutare i bambini malnutriti a sopravvivere e prosperare”, ha dichiarato Tajudeen Oyewale, rappresentante temporaneo dell’Unicef per la Repubblica democratica del Congo. Da gennaio 2017, l’Unicef e i suoi partner hanno fornito cure nutrizionali terapeutiche a 50.700 bambini con malnutrizione acuta grave fra i 6 e i 59 mesi nella regione del Kasai. Ha tuttavia ricevuto solo il 15% dei fondi necessari per rispondere ai bisogni nutrizionali dei bambini nel 2017.

Nella regione del Kasai tra un esercito regolare e diversi gruppi di miliziani sono in atto da anni efferate violenze per il controllo del ricco sottosuolo: diamanti, coltan, cobalto, oro, zinco rame. Alle brutalità non vengono risparmiati i civili, compresi i bambini. Medici Senza Frontiere (Msf) nel luglio scorso ha fornito assistenza sanitaria d’emergenza e di base a 4.200 pazienti. Per 107 pazienti è stato necessario il ricovero nell’ala di traumatologia gestita da Msf nella struttura. La metà di loro aveva ferite da arma da fuoco e un altro 15% traumi da violenza, come ferite da coltello o machete.

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