Salvare le foreste per impedire l’autodistruzione dell’umanità. Intervista a Martina Borghi (Greenpeace)

Il valore sociale della cura del creato. Intervista di Interris.it a Martina Borghi, responsabile Campagna Foreste di Greenpeace Italia

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Sos foreste. Il Covid dimostra che distruggere l’ambiente fa precipitare l’umanità in un abisso. “La perdita di ecosistemi vitali come le foreste obbliga molte comunità indigene a migrare”, spiega a Interris.it Martina Borghi, responsabile Campagna Foreste di Greenpeace Italia.

Habitat annientati

La scienza ha dimostrato che distruggere le foreste espone l’umanità ai virus animali per millenni circoscritti ad habitat progressivamente annientati dall’uomo. Ci sono materie prime e i prodotti la cui estrazione, raccolta o produzione hanno impatti negativi sulle foreste nel mondo. Sono: carne, soia, olio di palma, cacao, cellulosa e legno”Foreste

Allarme foreste e Covid

Aggiunge Borghi a Interris.it: “Distruggere le foreste minaccia gli habitat di specie rare. E causa il rilascio di enormi quantità di gas serra nell’atmosfera. La pandemia da Covid-19 ci ha poi ricordato il forte legame tra protezione della biodiversità e salute umana. Il 31% delle epidemie di malattie emergenti (come Ebola e Zika) sono legate proprio ai cambiamenti di uso del suolo causati dall’invasione umana delle foreste pluviali tropicali”.ForesteGreenpeace ha studiato l’impatto della deforestazione sull’ecosistema. Quali sono i principali danni prodotti dalla distruzione delle foreste?

“Le foreste sono fondamentali per la salute del nostro pianeta e di chi lo abita. Oltre ad essere la casa di migliaia di popoli indigeni, ospitano la maggior parte della biodiversità terrestre. Giocano inoltre un ruolo fondamentale nel proteggere il clima del Pianeta grazie alla loro capacità di immagazzinare carbonio”.Perché non esiste una sufficiente consapevolezza mondiale della necessaria cura di quella che il Papa chiama la “casa comune”?

“Le cause della deforestazione variano da regione a regione, ma hanno una causa comune. E cioè la volontà di mettere il profitto prima delle persone. La buona notizia è che, secondo il rapporto della Fao sullo stato delle foreste nel mondo, la deforestazione non si è fermata ma avanza ad un ritmo più lento. Tra il 2015 e il 2019, abbiamo perso circa 50 milioni di ettari di foreste, 10 milioni in meno rispetto al quinquennio precedente La cattiva notizia è un’altra”.ForesteQuale?

“Che l’espansione agricola continua a essere il principale motore della deforestazione, del degrado forestale e della perdita di biodiversità terrestre. Per esempio, tra il 2000 il 2010, l’agricoltura industriale su larga scala (in particolare allevamenti di bestiame e coltivazioni dedicate alla mangimistica) ha causato il 40% della deforestazione tropicale.Quali sono le aree del mondo in cui la deforestazione è più massiccia?

“Secondo la Fao, negli ultimi 10 anni è l’Africa ad aver registrato il più alto tasso di perdita netta di foreste, con una media di circa 3,9 milioni di ettari persi ogni anno. Segue il Sud America con circa 2,6 milioni di ettari all’anno”.Quali iniziative mette in campo Greenpeace per salvare le foreste?

“Crediamo che ognuno di noi debba fare del suo meglio per proteggere le foreste del mondo. Quindi suggeriamo alle persone di informarsi sulla provenienza dei prodotti e delle materie prime che acquistiamo. Soprattutto quelle di uso comune. Nei Paesi dove il consumo di carne è alto, come in Europa, chiediamo di consumarne meno. Preferendo pasti ricchi di verdure di stagione e proteine di origine vegetale”.E le istituzioni?

“Anche governi e multinazionali hanno le loro responsabilità. Per questo, ai governi locali di Paesi coperti da foreste, chiediamo di riconoscere e rispettare i diritti di popoli indigeni e comunità tradizionali. Alleati indispensabili nella protezione e gestione sostenibile delle foreste”.L’Europa fa abbastanza?

“All’Unione europea chiediamo, da una parte di approvare una normativa che garantisca che i prodotti immessi sul mercato europeo non siano collegati alla deforestazione. E alle violazioni dei diritti umani”.E dall’altra?

“Chiediamo che vengano adattate politiche che guidino il cambiamento dei modelli di consumo, finalizzati a raggiungere l’obiettivo di ridurre del 50% il consumo di carne e prodotti lattiero-caseari entro il 2050. Riteniamo fondamentale confrontarci anche con aziende e multinazionali”.Con quali priorità?

“Alle aziende chiediamo di escludere deforestazione e violazione dei diritti umani dalla propria filiera. Assicurando tracciabilità e trasparenza lungo tutta la catena di approvvigionamento. Cerchiamo di combattere il ‘greenwashing e le false soluzioni”. Può farci un esempio?

“Piantare miliardi di alberi per ‘compensare’ le emissioni di carbonio prodotte dall’estrazione dei combustibili fossili. E poi continuare a distruggere le foreste primarie non è la soluzione. Anzi, è parte del problema”.

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