La cucina che unisce le nazioni

Interris.it ha intervistato Barbara Ceciliani, docente referente del progetto Pane e Cultura che - in provincia di Sondrio - ha dato vita ad un esempio di integrazione tra alunni di diversi paesi

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Un cesto creato dai bambini del progetto Pane e Cultura

La scuola di ogni ordine e grado assume un valore fondamentale nella creazione di una società maggiormente inclusiva e attenta alle fragilità di ogni tipo. In particolare, la stessa, ha una valenza imprescindibile per quanto concerne la formazione di quelli che saranno i cittadini di domani.

L’importanza dell’integrazione

L’integrazione dei minori di cittadinanza straniera è sicuramente una sfida estremamente importante. Le istituzioni scolastiche sono un luogo primario di socializzazione al di fuori della famiglia e nel contempo di riduzione delle disuguaglianze, per tutti i bambini e i ragazzi. In particolare, per coloro che provengono da famiglie straniere, la scuola è una delle occasioni di confronto più importanti con la cultura e le istituzioni del paese ospitante. Un luogo di inclusione, dove annullare le disparità legate all’arrivo in un paese straniero e all’avvio di un nuovo percorso didattico, educativo e socializzante. In particolare, secondo gli ultimi dati resi pubblici dal Ministero dell’Istruzione, gli alunni stranieri in Italia, su un totale di circa 8 milioni e mezzo di studenti sono circa 860 mila.

Il progetto Pane e Cultura

L’inclusione e l’integrazione nelle scuole di ogni ordine e grado è improntata al rispetto di quanto sancito dalla normativa vigente in materia ma anche e soprattutto alle specifiche peculiarità degli alunni e delle specificità territoriali, al fine di raggiungere l’obiettivo di un educazione di qualità come previsto negli obiettivi di sviluppo sostenibile dall’Agenda Onu 2030 che recita “Educazione di qualità e opportunità di apprendimento permanente sono centrali per garantire una vita piena e produttiva a tutti gli individui e per la realizzazione di un modello di sviluppo sostenibile”. In provincia di Sondrio, nello specifico nell’Istituto Comprensivo di Delebio, grazie alla partecipazione delle locali amministrazioni comunali e di altre realtà del territorio nella cornice del progetto TamTam, si è dato vita ad un progetto denominato Pane e Cultura. Una mediatrice per la comunità il quale si pone l’obiettivo di favorire l’integrazione degli alunni di diverse nazionalità della scuola primaria di Delebio attraverso la stesura di un libro di ricette dei diversi paesi da cui provengono i bambini. Interris.it ha intervistato Barbara Ceciliani, insegnante referente per questo progetto.

Il ricettario del progetto Pane e Cultura

L’intervista

In che modo la scuola può generare inclusione tra i bambini di nazionalità diversa?

“La parola inclusione troppo spesso è utilizzata in modo superficiale: non si fa inclusione pensando semplicemente di inserire fisicamente una persona in un contesto, ma, in ambito sociale, inclusione significa sentire di appartenere a un gruppo e soprattutto sentirsi accolto. Per essere quindi accogliente la scuola deve mostrarsi aperta, consapevole e deve saper adattare i propri stili di comunicazione, non sono linguistica. Una scuola inclusiva è quella in cui si crea un ambiente di supporto per tutti, che sconfini dalle porte delle aule; pertanto, l’inclusività ha successo solo quando tutti si sentono parte di una comunità, nessuno escluso. Adottare un approccio “comunitario” vuol dire sviluppare i valori di inclusione attraverso il vissuto di ciascuno e l’apertura a modi diversi di vedere il mondo. Ciò significa non vedere la diversità culturale come un limite, ma essere curiosi di conoscere, di aprire la mente, di riporre aspettative verso chi ci si trova di fronte, di costruire fiducia, aprirsi all’ascolto, confrontarsi e condividere: questo è ciò che la scuola intende promuovere”.

 Come si è sviluppata l’iniziativa Pane e Cultura e quali obiettivi si pone?

“L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Progetto Tam Tam, l’Istituto Comprensivo di Delebio e le amministrazioni comunali di Delebio, Piantedo e Dubino, con l’obiettivo di ottenere le risorse necessarie per introdurre nel nostro istituto e mettere a disposizione degli insegnanti, degli alunni e delle famiglie la figura del mediatore culturale.  Abbiamo ritenuto importante coinvolgere anche le famiglie e la comunità in generale, perché crediamo che tutti debbano essere responsabili dell’educazione dei più giovani. Con la realizzazione di questo ricettario, infatti, vogliamo offrire a tutti la possibilità di partecipare a questo progetto, di prendersi cura dei più piccoli e di dare il proprio contributo, portando a casa le ricette di “Pane e Cultura”. La mediatrice culturale coinvolta nel Progetto, è Marianna Marrocchi, la quale, come lei stessa si è presentata, non parla 150 lingue, non è solo una traduttrice, non lavora solo per gli stranieri e… non mette il curry nei pizzoccheri!! Marianna racconta che un mediatore culturale facilita la comunicazione, la comprensione e il dialogo tra lingue e culture diverse.  Nasce così il ricettario “Pane e cultura. Una mediatrice per la comunità”. Questo libretto è stato realizzato dalle bambine e dai bambini della Scuola Primaria dell’Istituto Comprensivo di Delebio, insieme alle loro famiglie e ai loro insegnanti. I bambini si sono messi in gioco per raccontare a tutti qualcosa di veramente bello e buono; le loro ricette preferite, che, spaziando anche oltre i nostri confini, provengono da ogni parte del mondo.

La lettura di queste pagine è accompagnata da sapori e profumi diversi, dai più vicini ai più lontani. Sarà come sedersi tutti insieme a tavola e sfogliare un menù mondiale, che prende avvio tra i banchi di scuola, esce dagli edifici scolastici ed entra nelle case delle famiglie per raggiungere l’intera comunità, che ci fa scoprire nuovi ingredienti, nuovi sapori e differenti modi di preparare o consumare un buon cibo, uniti alla conoscenza di alcuni modi di dire. Con queste ricette, inoltre, abbiamo l’occasione di “assaggiare” anche stili di vita e usanze forse diverse dalle nostre e chissà cosa può nascere da questi fantastici incontri. L’obiettivo è quello di sentirsi parte di un’unica grande comunità. Il libretto sarà disponibile fino alla fine del mese di febbraio, lo si potrà trovare in alcuni esercizi commerciali del territorio ed acquistare con una piccola donazione che permetterà di dare continuità a questa esperienza”.

Quali auspici si pone per il futuro riguardo a questo tema?

“Tutti noi auspichiamo che in futuro si possa continuare a collaborare su più versanti a 360 gradi: scuola, associazioni, amministrazioni, comunità, in quanto siamo fortemente convinti che la costruzione di una rete di intenti e di alleanze sul nostro territorio, dentro e fuori dalla scuola, sia una preziosa risorsa anche in ambito educativo. In questa direzione, quindi, si orienta la nostra azione formativa: questo significa agire per portare la classe nella comunità e la comunità dentro la classe. Alla base di tutto questo c’è la volontà di creare un ambiente di supporto e di rispetto, che promuova le diversità e le buone pratiche. Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno collaborato e partecipato attivamente a questo progetto, in un’ottica di apertura, condivisione e dialogo, sempre alla ricerca di nuove idee e soluzioni efficaci: il Progetto Tam Tam, l’Istituto Comprensivo di Delebio, attraverso la figura del Dirigente Scolastico, con i suoi docenti che hanno portato avanti le attività, tutti gli alunni delle Scuole Primarie dell’istituto con l’aiuto delle loro famiglie e le amministrazioni comunali di Delebio, Piantedo e Dubino. Come scuola continueremo a percorrere questa strada, cogliendo e creando tutte le occasioni possibili per “fare squadra” e generare inclusione, in un momento in cui la comunità si delinea sempre più come contesto culturale e sociale ampio, vario ed articolato”.

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