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“Bar Piacenza”, un caffè al sapore di inclusione

La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ha introdotto chiaramente il concetto di “vita indipendente”, con la finalità di vedere realizzata effettivamente la possibilità di coloro che hanno una disabilità di vivere appieno i propri diritti in tutti gli ambiti della vita, dalle relazioni familiari alle relazioni affettive e alle amicizie, dalla salute alla mobilità, dallo studio al lavoro, dalla casa al tempo libero. Questo, in particolare, significa che ciascuna persona ha il diritto di scegliere come vivere e deve poterlo fare in modo autonomo, senza dover dipendere da altri e secondo le proprie inclinazioni.

L’esperienza di Bolzano

Aias Bolzano è presente da oltre 57 anni nel territorio altoatesino, ove si occupa del tempo libero e quindi della vita relazionale di persone con disabilità di vario genere, promuovendo il loro benessere, la loro completa inclusione nella vita sociale e, di conseguenza, la realizzazione del concetto di “vita indipendente”, attraverso varie esperienze. Una di queste è quella del “Bar Piacenza”, che, grazie al contributo determinate della cooperativa sociale “Amici di Aias”, ha visto sorgere un locale dove si persegue un innovativo esempio di inclusione lavorativa. Interris.it, in merito a questa esperienza di inclusione lavorativa, ha intervistato l’educatore Lorenzo Targa, uno dei referenti del progetto “Bar Piacenza”.

Caffè (© Elias Shariff Falla Mardini da Pixabay)

L’intervista

Targa, come nasce e che obiettivi ha il “Bar Piacenza”?

“L’idea di acquisire il ‘Bar Piacenza” nasce dal fatto che, nell’ultimo periodo, Aias Bolzano, ha puntato molto sulla valorizzazione della vita indipendente dei ragazzi, partendo dalla ricerca di un appartamento. In particolare, a fine estate 2023, il precedente gestore del bar, Sarino Pirilli, ci aveva comunicato la sua intenzione di cedere l’attività. Il bar si trova esattamente di fronte alla nostra sede, anzi è il quarto angolo dell’incrocio tra via Parma e via Piacenza, che vede dislocati negli altri tre il laboratorio di informatica, il laboratorio creativo e la biblioteca. Ci è quindi venuta l’idea di prenderlo in gestione per dare la possibilità ai ragazzi di iniziare a lavorare a contatto con il pubblico, anziché far frequentare loro dei laboratori. Intendiamo far conoscere all’esterno la disabilità e il mondo dell’Aias, dando vita ad un’esperienza di inclusione”.

In che modo, attraverso il “Bar Piacenza”, intendete sviluppare il concetto di vita indipendente?

“L’idea, per sviluppare un’esperienza di vita indipendente, è quella di far capire a tutti che, le persone con disabilità, hanno molto da dare. Possono svolgere un servizio prezioso e aiutare l’intera comunità attraverso il lavoro che il includa pienamente. Il fine ultimo è la promozione dell’autonomia a 360 gradi, mantenendo il focus sulle persone, valorizzandole e aiutandole a seguire le loro inclinazioni”.

Quali sono i vostri auspici per lo sviluppo di quello che avete definito “laboratorio-bar”? In che modo, chi lo desidera, può aiutare la vostra azione di inclusione sul versante lavorativo?

“Gli obiettivi del ‘laboratorio-bar’ sono quelli di dare un lavoro stabile, ma anche avere quella che potremo definire una ‘palestra’ per l’inclusione lavorativa, accompagnati da un educatore e da un ergoterapista. Tutto ciò vuole essere, sia un punto d’arrivo per coloro che lavoreranno qui, ma anche una possibilità di sperimentare una professione per poi essere assunti in un altro luogo. Chi lo desidera, può sostenerci sia venendo a visitarci presso il nostro bar, facendo delle donazioni, oppure semplicemente parlando della nostra esperienza”.

Christian Cabello

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